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Bombardamenti su Reggio (1943-1945)


Il 14 giugno 1940 suonò a Reggio il primo allarme antiaereo, la guerra era stata dichiarata da soli cinque giorni e i reggiani furono svegliati nel cuore della notte dalle sirene. Dopo gli allarmi per esercitazione per la prima volta si corse nei rifugi, ricavati in centro storico nei sotterranei e nelle cantine dei vecchi palazzi, mentre in periferia ci si rifugiò nelle trincee scavate nel terreno e poi ricoperte di cemento e terriccio. La sirena dell’allarme avrebbe risuonato altre 1160 volte prima della fine della guerra.
La prima incursione colpì Reggio tre anni dopo quando, nella notte del 17 luglio 1943, i bombardieri inglesi Lancaster sganciarono sulla periferia una ventina di bombe che andarono a colpire i quartieri popolari di via Oslavia e via Bainsizza.
L’obiettivo (mancato) doveva essere la centrale elettrica di via Gorizia che rimase intatta. Per la prima volta Reggio pagò direttamente il prezzo della guerra con sette morti e 11 feriti. Passarono sei mesi prima che Reggio fosse nuovamente colpita, e fu il bombardamento più grave della sua storia.



La sera del 7 gennaio 1944 i bombardieri inglesi presero di mira la parte nord del centro cittadino, colpendo via Roma, Piazza Scapinelli, il Mercato Coperto, le carceri di S.Tommaso fino a S.croce esterna (via Veneri). Non ci fu quasi neppure il tempo di soccorrere tutte le vittime che nuovamente alle 13:30 dell’8 gennaio la città fu investita da ben 109 B17 (Flying Fortress, Fortezze volanti) americane che sganciarono oltre 1300 bombe da 250 kg.
Il risultato questa volta fu disastroso. Le Officine Reggiane, principale obiettivo dell’incursione, furono quasi distrutte, e con esse i quartieri circostanti, ma fu colpita tutta la parte nord orientale della città fino all’Istituto psichiatrico S. Lazzaro (solo qui si ebbero, fra i degenti, ben 76 morti e 62 feriti). Furono colpiti l’arcispedale S. Maria Nuova e tutta la fascia compresa fra Viale Piave e viale Monte S. Michele. La stazione ferroviaria fu colpita gravemente e pure colpita una trincea-rifugio proprio in viale Piave dove si ebbero 31 vittime. Alla fine dell’incursione i morti furono in totale 261, 256 i feriti.
Reggio fu colpita nuovamente, ma questa volta dal lancio di spezzoni (bombe a frammentazione), ancora il 30 aprile 1944 (86 morti e 114 feriti). Ma altre azioni di spezzonamento e mitragliamento proseguirono fino alla fine del conflitto. La mancanza di adeguate misure di difesa antiaerea e la totale supremazia aerea alleata, che mirava a rendere impossibile il transito sulle principali vie di comunicazione, rendevano la città e tutto il territorio particolarmente esposte ed indifesi. Neppure di notte l’oscurità garantiva la sicurezza: la presenza di “Pippo” (come vennero soprannominati gli aerei alleati impegnati in azioni di attacco notturno), che colpiva indiscriminatamente ogni piccola fonte luminosa, divenne una triste compagnia per tutti gli ultimi venti mesi di guerra.
In totale le vittime civili degli attacchi aerei (81 in tutto) furono 450 e 550 feriti. L’elenco completo dei caduti per incursione aerea può essere consultato su “Gli albi della memoria” (albimemoria-istoreco.re.it)

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