Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia
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In memoria di Giovanni Bertolini
Garibaldino in terra di Spagna
Esule in Francia dal 1932. Combattente antifranchista dal 1936 al 1939. Partigiano in Francia e sul nostro Appennino.

di Antonio Zambonelli

Con Giovanni Bertolini scompare l'ultimo dei 65 reggiani, e uno degli ultimi degli oltre 4000 italiani che furono volontari antifranchisti in terra di Spagna tra il 1936 e il 1938. 16 di loro sono caduti nella penisola iberica. Tutti i sopravvissuti sono stati protagonisti della Resistenza, alcuni in Francia e in Italia. Come fu il caso di Bertolini.
Tocca a me il compito, in nome dell'Anpi e d'Istoreco, e dei loro presidenti Giacomo Notari e Giannetto Magnanini, di rendergli l'estremo omaggio ricordandone la lunga esistenza di combattente per la libertà e la giustizia.
Ripercorrere l'arco di vita di Bertolini, significa compiere un volo attraverso momenti fondamentali del Novecento, il secolo breve e terribile costellato di grandi speranze di riscatto umano e di guerre sanguinose. Significa anche andare alle radici dell'Europa e dei principi democratici che la caratterizzano. Principi affermatisi storicamente grazie a quella "Resistenza lunga" che vede protagonisti uomini e donne di tutta Europa, di vari orientamenti politici, e che ha i suoi momenti salienti nella guerra di Spagna e nelle lotte di liberazione contro il nazifascismo condotte durante la seconda guerra mondiale.
Nato in una famiglia proletaria il 1 ottobre 1911, Paolo avrebbe compiuto 92 anni fra pochi mesi.
Giovanissimo sperimentò la miseria e l'oppressione della dittatura fascista. Trovò nella militanza comunista la via per opporsi alle ingiustizie. Aderente alla Fgci clandestina dal 1930, nel febbraio 1932, ricercato, dovette espatriare clandestinamente in Francia. Il suo nome compariva sul "Bollettino ricerca sovversivi". Nello stesso anno veniva inviato in URSS, a Mosca, per frequentare un corso di cultura politica. Rientrato in Francia nel 1934, visse tra Argenteuil e Gennevilliers, ricoprendo, col nome di "Paul", ruoli dirigenti nei Gruppi di lingua italiana del Pcf. Nel luglio 1936 il generale Franco, sostenuto da Mussolini e da Hitler, ed in nome dei ceti più reazionari della Spagna, si solleva in armi contro la Repubblica nata da libere elezioni. Nel settembre successivo Bertolini, già in Spagna, a fianco dei tedeschi antinazisti del battaglione Taelmann. Ferito davanti a Madrid, trascorse un'operosa convalescenza con vari incarichi politici. Agosto 1938: Paolo combatte sul fronte dell'Ebro. In settembre viene di nuovo ferito. Ma di nuovo tornerà a combattere, "volontario tra i volontari", in quell'ultima resistenza contro l'avanzata franchista che si protrasse,in Catalogna, fino ai primi di febbraio del 1939. Passato in Francia con la dolente colonna di oltre 400.000 profughi viene internato, come tanti altri ex combattenti antifranchisti, nei capi francesi di Argelès, Gurs e Vernet d'Ariège. Evaso e messosi in contatto con elementi del Partito comunista, militò per qualche tempo nella Resistenza francese. Rimpatriato in Italia nel settembre 1943, fu tra i primi protagonisti della Resistenza nella nostra provincia. Partigiano sull'Appennino dal maggio 1944, fu commissario politico del sesto Battaglione della 144a Garibaldi, di cui era comandante Mirko Marmiroli, venuto oggi a dare l'ultimo saluto a Paolo con la bandiera del Battaglione stesso. Impegnato nella costruzione del Pci come 'partito di massa' nei primi anni del dopoguerra, Bertolini fu tra i fondatori della Ceti, cooperativa di elettricisti. Per tutti gli anni della sopravvissuta dittatura franchista, protrattasi fino alla morte del 'caudillo', Bertolini fu animatore di iniziative in favore della Spagna libera.
E nella Spagna restituita alla libertà Bertolini è tornato, con la moglie Bice, nel 1996, 60° dell'inizio della guerra civile. Ebbe la gioia di partecipare, con altri superstiti di quell'antica epopea, ai grandi festeggiamenti in onore degli internacionales a Madrid, Albacete e Barcellona. E all'inaugurazione del monumento a ricordo delle Brigate internazionali, presso il Ponte di Arganda.
In quelle giornate avemmo anche l'emozione - ero anch'io in Spagna - di sentir parlare con ammirazione dell'Ulivo italiano, e di leggere propositi, su giornali di Barcellona, di dare vita ad un 'Olivo català'. Era l'espressione di una volontà unitaria di ripresa delle sinistre in Europa, quasi in sintonia col ricordo di quell'unità che nella Spagna del '36-38 si era tentato di costruire, pur tra drammatiche contraddizioni. A quell'ideale Giovanni è rimasto fedele fino all'ultimo.
Nel dargli l'ultimo saluto, non posso fare a meno di ricordare le parole che ebbe a pronunciare don Lorenzo Milani, il Priore di Barbiana, quando fu processato da un Tribunale della nostra Repubblica per avere espresso critiche ad una Chiesa che aveva benedetto le guerre del Duce. "Se in quei tristi giorni" disse don Milani con riferimento alla guerra di Spagna "non ci fossero stati degli italiani anche dall'altra parte, non potremmo alzare gli occhi davanti ad uno spagnolo".
Bertolini era dall'altra parte. Se don Milani, dovunque Egli sia, vede questo nostro funerale laico, non mancherà di dare la sua benedizione al nostro Paolo.
Noi, all'uso dei miliziani di Spagna, lo salutiamo per l'ultima volta alzando il pugno e dicendogli 'Salud companero!'.


(si ringrazia il «Notiziario Anpi» - n. 8/2002 - di Reggio Emilia per la gentile concessione)

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