Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia
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Origini e primi atti del CLN provinciale
E' disponibile il documento web del testo "Origini e primi atti del CLN provinciale" realizzato da Istoreco nel 1970. L'opera raccoglie gli atti di quattro convegni promossi da Istoreco sulla costituzione del CLN provinciale reggiano, a cui parteciparono i protagonisti della vicenda.

PRESENTAZIONE
"L'Istituto per la storia della Resistenza e della Guerra di Liberazione nella provincia di Reggio Emilia, fra le sue prime e più lodevoli iniziative, ebbe quella di promuovere una serie organica di convegni o incontri fra superstiti protagonisti di quella grande stagione storica nella nostra provincia allo scopo di tentare, attraverso la loro testimonianza, resa contestualmente e in contraddittorio, una rievocazione, quanto più possibile corrispondente al vero, dell'attività svolta dal CLN provinciale dalle sue origini fino alla cessazione della sua clandestinità, cioè fino al 24 aprile 1945.
L'impegno che venne posto per conseguire questo disegno, che parve a taluni un po' ambizioso, fu pari all'importanza dell'argomento. Infatti quell'organismo singolare che fu il CLN meritava e merita di essere collocato al giusto posto nel quadro storico della Resistenza per due ordini di motivi.
Il primo è che esso fu l'organo che, con la partecipazione dei rappresentanti dei quattro partiti che lo composero: quello d'Azione, il Comunista, il Democristiano e il Socialista, assunse l'iniziativa della lotta, la guidò e la sorresse fino alla fine; promosse la costituzione delle prime formazioni partigiane organizzate e ne alimentò la consistenza e l'efficienza, componendone i dissensi e impartendo le direttive operative di massima; e infine predispose le linee generali politico-organizzative per l'assunzione del potere all'atto della Liberazione e per condurre, secondo un disegno unitario raggiunto fra comprensibili difficoltà, il primo avvio alla vita democratica della Provincia e la ricostruzione morale e materiale della stessa, sulle rovine spaventose che la guerra fascista aveva determinato a conclusione di un ventennio di oppressione e di violenze. Come si vede, fu dunque uno strumento d'importanza decisiva in quella cornice rivoluzionaria entro la quale si svolse, si sviluppò e si concluse la lotta di Liberazione.
Il secondo motivo è che, all'infuori di alcuni pezzetti di carta, privi di autenticità formale anche se questa derivi dalla credibilità di chi li ha prodotti e di chi li ha controllati, contenenti frammenti di appunti o manifestini ciclostilati ed anche a stampa, riguardanti il periodo forse più duro dell'attività del CLN provinciale, cioè quello di formazione e di avvio che va dall'autunno del 1943 all'estate del 1944, ed all'infuori di qualche velina anonima contenente disposizioni o decisioni e di qualche lettera scambiata fra il CLN e i Comandi militari o fra componenti del CLN, riguardanti il periodo successivo  si può ben a ragione affermare che non esiste una vera e propria documentazione dalla quale lo studioso possa trarre con sicurezza e secondo un disegno logico, un quadro globale e valido della attività del CLN. E ciò si spiega, ove si consideri che il CLN provinciale si costituì a Reggio ed ivi ebbe (dalla sua fondazione al febbraio 1945) quella che in termini attuali si chiamerebbe la sua sede in zona nemica, ossia nel territorio occupato dai tedeschi e controllato dalla guardia repubblicana, prima, e dalla brigata nera, poi. Di modo che ogni sua attività dovette seguire rigidamente norme cospirative, dato che ogni sua azione si svolgeva si può dire sotto gli occhi degli occupanti e dei loro sgherri (talvolta addirittura nelle loro sedi, nei loro uffici, nelle loro abitazioni), tant'è che sarebbe stato, più che imprudente, addirittura pazzesco che esso avesse consacrato in documenti, in verbali, in ordini di servizio, le decisioni e le conseguenti disposizioni che adottava e tradusse in atto nel lunghissimo periodo in cui il suo lavoro fu elaborato nei luoghi più impensati ed eseguito o portato a conoscenza dei compagni di lotta con la trasmissione orale a mezzo di staffette fedeli e insospettate. Tutto ciò, a differenza del modo col quale potevano comportarsi le formazioni partigiane della Montagna, la cui sede si trovava in territorio per così dire liberato e nella maggior parte del quale le nostre forze avevano assunto tutti i poteri, per cui la documentazione dell'attività di quei Comandi, da questi conservata e custodita, è risultata ricca ed esauriente per lo storico.
Da qui l'importanza dell'iniziativa presa dall'Istituto, dato che grazie ad essa è stato possibile mettere assieme una fonte storica eccezionale: la testimonianza dei protagonisti. Una testimonianza, per di più, singolarmente valida, perchè assunta e resa in contraddittorio fra di essi, per cui essa prescinde il più possibile da vicende personali e si svolge non per settori, ma con una prospettiva globale degli avvenimenti.

Ancor più lodevole, l'iniziativa che assume ora l'Istituto, quella cioè di raccogliere in un volumetto i resoconti dei quattro Convegni, già pubblicati a puntate nella rivista Ricerche storiche, i quali trattano i seguenti argomenti: I Quarantacinque giorni a Reggio, Costituzione del CLN provinciale, Consolidamento e primi atti, problemi politici e sulla condotta della lotta. Un periodo drammatico e denso di scelte decisive, durante il quale furono assunte le più gravi responsabilità, e che va dalla fine di luglio ai primi di dicembre del 1943.
Lo scopo di questa pubblicazione è di diffonderne il contenuto fra i giovani delle scuole, nei circoli giovanili culturali, nelle biblioteche di fabbrica o di azienda in modo che con la conoscenza di esso sorga o si consolidi un rapporto più intimo fra le generazioni, nella fiducia di colmare almeno in parte la lacuna macroscopica che si avverte nella educazione che lo Stato impartisce nelle Scuole. Nelle quali si parla dell'episodio di Porsenna o che Garibaldi dorme a Caprera o che la battaglia di San Martino fu vinta dai Piemontesi o che la breccia di Porta Pia fu conclusa con la frase dialettale pronunciata dal re Vittorio Emanuele II, insofferente della pioggia che lo aveva accolto al suo ingresso in Roma: "Finalment 'i suma, tradotta poi dagli agiografi nel fiero motto. Ci siamo e ci resteremo; ma non si raccontano ne le vergogne della dittatura fascista, nè l'insurrezione di Napoli, nè la grande lotta unitaria del popolo italiano per la libertà, nè si spiegano le ragioni profonde e morali ancor prima che politiche, di quel grande fenomeno storico che fu la Resistenza italiana."


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