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PICCOLE DONNE CRESCONO
Memorie di donne della pianura reggiana
1930-1945


dalla Presentazione di Giorgio Vecchio:
Sono particolarmente lieto di presentare questo libro, tratto – con un’opportuna revisione – dalla tesi di laurea di Elisabetta Montanari. Speravo, infatti, in un esito del genere, perché avevo avuto modo di apprezzare non solo la passione, ma pure l’intelligenza critica e le capacità storiografiche dell’autrice. Sono convinto che lettori e lettrici potranno rendersi conto di persona della fondatezza di questo mio giudizio.
Un primo merito dell’autrice è di aver saputo avere una visione organica e completa delle vicissitudini delle donne del Reggiano: troviamo, infatti, scorrendo le pagine del libro, riferimenti alla vita quotidiana, alle difficoltà dell’approvvigionamento, al lavoro, ai bombardamenti, agli effetti dell’occupazione tedesca e della contrapposizione violenta tra fascisti e partigiani. Ma sono degne di nota anche le pagine dedicate alla vita delle bambine, tra giochi, scuola e vicende belliche.
Inoltre Elisabetta Montanari mostra di non lavorare per compartimenti stagni: nella sua ricostruzione risultano protagoniste donne fasciste e donne antifasciste, cattoliche e laiche, socialiste o comuniste, senza dimenticare quelle che non erano immediatamente riconducibili a uno schieramento religioso o politico.
In tal modo l’autrice mostra di aver assimilato la lezione della nostra storiografia più matura che è spesso più avanti rispetto alle polemiche che si svolgono sulle scene televisive o sui giornali e che riguardano i temi della nostra storia nazionale.
Trovo molto utili le pagine dedicate a una figura come Laura Marani Argnani, l’animatrice dei Fasci femminili reggiani negli anni Trenta, capace di sostenere intense attività di tipo sociale e assistenziale. È altrettanto importante lo sforzo per ridare voce – pur tra mille difficoltà – alle superstiti del Servizio ausiliare femminile della RSI, rilevando le motivazioni che le mossero, nonché le violenze e le umiliazioni di cui esse pure furono vittime dopo il 25 aprile 1945.
Ciò non significa approdare a una ricostruzione storica in cui tutto viene reso confuso sul piano dei valori. Proprio subito dopo le pagine dedicate all’impegno sociale della Marani, per esempio, emergono nel libro i racconti relativi a tutti i soprusi e le emarginazioni di cui furono vittime le famiglie degli antifascisti locali. Né mancano numerose testimonianze che ridanno concretezza alla violenza insita nel comportamento dei tedeschi e dei fascisti tra il 1943 e il 1945. In questo contesto meritano di essere meditate le pagine che l’autrice dedica alle umiliazioni – anche di tipo sessuale – subite dalle partigiane arrestate dagli uomini di Salò. Ciò apre infatti la strada a considerazioni di più ampia portata sull’uso “politico” e intimidatorio degli stupri allora e altrove: un altro tema di recentissimo interesse per storiche e storici, che spesso è stato celato o rimosso.
Sono molti altri gli spunti di interesse presenti in questo libro e ne posso qui fare soltanto qualche accenno. Mi sono piaciute, per esempio, le pagine costruite sulla base dei registri delle scuole elementari, che contenevano allora una parte dedicata proprio alle “Osservazioni sulla vita della scuola”; ho apprezzato l’avvio di un pur “impossibile” sforzo per dare un nome e un cognome alle tante donne che dopo l’8 settembre seppero improvvisarsi soccorritrici dei nostri soldati allo sbando; mi hanno colpito qua e là le annotazioni su atti di umanità e quasi di tenerezza materna verificatisi tra donne e soldati occupanti, come pure la solidarietà espressa da alcune antifasciste a una loro coetanea della parte opposta… L’elenco potrebbe naturalmente continuare, ma non voglio togliere a chi leggerà questo libro il gusto della scoperta personale.
Mi resta da aggiungere che Elisabetta Montanari ha saputo utilizzare bene le tantissime testimonianze orali raccolte, facendole dialogare con la documentazione cartacea trovata in archivi e biblioteche. L’uso di molte citazioni dirette, spesso in dialetto, ci aiuta oggi a rientrare in un mondo che via via è andato svanendo: è invece opera meritoria farlo rivivere e perpetuarne un ricordo, seppur critico, anche perché là affondano molte radici del nostro convivere, compresa quella democrazia che a noi appare tanto “naturale” e che allora si dovette invece conquistare con la passione e con il sangue.

Giorgio Vecchio

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