In occasione dell’anniversario della strage giovedì 24 giugno la responsabile della sezione didattica  Alessandra Fontanesi illustra il progetto “Un nome, un volto, una storia” realizzato dalle classi 3° della scuola media di Vezzano in collaborazione con Istoreco.
Ecco il testo del suo intervento:

“Buonasera. È un piacere sincero essere nuovamente qui in questo anniversario importante e tragico per la nostra provincia a rappresentare il mio istituto. Istoreco che, con il sostegno del Comune di Vezzano, ha realizzato per il secondo anno consecutivo il progetto “Un nome un volto una storia”. Prima di lasciare la parola ai veri protagonisti che sono gli studenti delle classi terze della scuola Mainini di Vezzano, vorrei brevemente ripercorrere le varie fasi del nostro lavoro di questi mesi.

Perché abbiamo svolto questo progetto?
A oltre 70 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale e davanti alla fine dell’ “era del testimone“ sono i luoghi di memoria italiani e europei, i luoghi in cui si è svolto qualcosa di eccezionalmente epico o drammatico nella Seconda guerra mondiale, sono i luoghi a essere i nostri testimoni: se indagati e studiati con cura ci restituiscono la storia locale, europea e mondiale.
I luoghi assieme alle testimonianze, alle carte archivistiche e alle immagini diventano essi stessi documenti. E tutto ciò crea un sapere storico che con formule diverse è applicabile a qualsiasi evento o periodo.

Con i ragazzi delle classi terze della secondaria di primo grado di Vezzano siamo partiti dalle loro conoscenze del territorio e dalla storia della strage della Notte di San Giovanni che oggi ricordiamo.
Pochissimi, pur passando davanti a questo posto ogni giorno per diverse ragioni e con mezzi diversi, conoscevano chi o cosa erano i Caduti di Bettola, praticamente nessuno si era mai fermato a osservare il monumento alle nostre spalle. La maggioranza di questi futuri cittadini, nonostante non fossero passanti occasionali, conosceva la storia che ricordiamo stasera.
Su questo abbiamo lavorato, su questa assenza di comunicazione storica pur in presenza di segni della memoria come titolazioni di vie e un imponente monumento.
Gli studenti hanno così incontrato Massimo Storchi, lo storico di Istoreco e del Polo archivistico, che gli ha raccontato la storia della strage nazista del 23-24 giugno 1944, del perché è avvenuta e di chi l’ha compiuta e ha mostrato loro i volti delle vittime, dei 32 civili e tre partigiani, uccisi durante quella terribile notte. Ha ribadito i nomi dei carnefici e narrato la mancata giustizia per le vittime. Da Massimo hanno capito che le stragi di civili rientravano in un piano sistematico nazista per terrorizzare la popolazione e fare opera sistematica di pulizia nel retrofronte di combattimento. Hanno compreso che a partire dal 1939 la popolazione civile è parte del conflitto del conflitto stesso perché la guerra non era più in lontane trincee ma letteralmente esplodeva nelle case. I civili sono sino a oggi, sino alle guerre attuali, vittime del conflitto stesso talvolta posta in gioco, divengono profughi e sono uccisi a milioni.
Una immagine più di tutte ha colpito i ragazzi e la notate ribadita in molte proposte progettuali: il fuoco che distrugge, le fiamme che avvolgono i corpi delle persone, uomini, donne, bambini assassinati nella locanda di Bettola. Il fuoco elemento di cancellazione definitiva che ritorna in tutte le stragi naziste da Sant’Anna a Montesole. Il fuoco del gonfalone dedicato a Pietro Varini quel gonfalone che gli studenti avevano visto nella sala del Consiglio comunale mentre studiavano
le planimetrie del loro comune in cui comparivano i nomi delle strade dedicate a partigiani caduti in battaglia. Un’altra tappa questa del nostro progetto. In quella sala accompagnati da Mirko Pradelli e Ilenia Rocchi hanno visto per la prima volta i progetti del monumento realizzato negli anni ‘80, e hanno compreso che da molto tempo il Comune ha cura della propria storia e memoria. Dopo aver ascoltato con attenzione lo storico e nel palazzo comunale siamo andati, in una assolata
mattina d’aprile, a incontrare da vicino i luoghi e osservare la cartellonistica stradale ormai muta.
Gli studenti in questa occasione hanno fotografato, registrato, schizzato, parlato e ascoltato: soprattutto hanno agito il luogo e l’hanno toccato realmente con mano.
Successivamente è stata la volta dell’incontro creativo: Roberta Bruno, grafica e docente alla scuola Comics di Reggio, ha stimolato l’immaginazione dei ragazzi e li ha accompagnati in un importante e suggestivo percorso sulle rappresentazioni della memoria del secondo conflitto mondiale attraverso monumenti, anti-monumenti e installazioni provenienti da tutta Europa e anche dal nostro territorio.
Infine i ragazzi sono stati sapientemente guidati dai loro insegnanti – che voglio ricordare per il grande lavoro svolto (Roberto Bortoluzzi, Loretta Nucci e Chiara Boschini)- sono stati guidati nella fase di realizzazione di elaborati che dessero nuova vita al cartello stradale CADUTI DI BETTOLA e a questo monumento distante e poco comunicativo.

Oggi vedrete i loro risultati, le loro proposte, le loro idee per ri-narrare la storia di questa strage, per trasmettere questa storia ai passanti, agli abitanti, a tutti noi.
Volevo veramente ringraziare questi studenti, lo vorrei fare nominandoli uno a uno ma non è possibile anche perché ho una pessima memoria, vorrei ricordarli uno a uno perché ognuno di loro si è fatto carico di una storia e memoria importante e l’ha resa viva, perché ognuno di loro è la prova provata che quando la scuola e il sistema formativo svolgono il proprio importantissimo lavoro, sono stimolanti innovative e coinvolgenti, i ragazzi rispondono sempre e al meglio.
Infine grazie a chi continua a sostenere pervicacemente progetti come questo, grazie a Ilenia Rocchi vicesindaco e al sindaco Bigi e alla amministrazione tutta.
Progetti come questo sono talmente innovativi che si è deciso di farci un documentario di Nico Guidetti, perché il lavoro svolto possa essere da esempio per altri che lo vorranno seguire e perché rimanga, anch’esso documento fra documenti, che raccontano questo bel progetto: “Un nome un volto una storia” .