Intervista raccolta nel 2020

C come competenze

Una delle massime sfide della contemporaneità risiede forse nella prospettiva di preparare cittadini capaci di affrontare le sfide che la cosiddetta società globale impone loro. Ecco allora che anche la formazione dell’individuo diventa un’avventura che dura tutta la vita e che si dispiega attraverso modalità formali e informali. Obiettivo comune di tali pratiche, tuttavia, resta quello di arricchire e rafforzare le competenze dei singoli e delle comunità.

Ma che cos’è una competenza?

Si tratta di un processo dinamico nel quale gli individui esprimono gruppi di risorse personali, in maniera adattiva e attiva, per reagire a nuove circostanze quando queste sopraggiungono. Detto in altre termini: sono quelle abilità complesse, composte a loro volta da elementi sociali/ comunicativi/ cognitivi, che, per loro stessa natura, possono – devono – essere messe in campo in contesti diversificati della vita di ciascuno. Le competenze divengono così il perno concettuale e pratico di una strategia formativa volta a dotare le persone di strumenti per vivere con maggiore partecipazione e protagonismo la propria esistenza, nell’ambito sia pubblico che privato. Non a caso il Consiglio d’Europa ha recentemente lanciato un progetto relativo alle competenze per una cultura democratica, mentre l’Unione europea, già quindici anni fa, segnalava sette tipologie di competenze necessarie perché un cittadino europeo potesse dirsi pienamente tale.

Eccole:

– imparare ad imparare,
– padronanza della madrelingua,
– comunicazione nelle lingue straniere,
– conoscenze di matematica e basiche in scienze/tecnologie,
– competenze civiche e sociali,
– consapevolezza ed espressione culturale,
– spirito di iniziativa.

Competenza, insomma, come saper fare che tenga insieme conoscenza, esperienza, emotività, memoria. Un patrimonio che, per poter crescere, ha bisogno di esercitarsi su terreni umani diversificati, sconnessi a volte, per poter sprigionare appieno tutte le sue potenzialità.