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Data e Ora
Prenotazione per il giorno: 22/02/2018 alle: 17:30

Luogo
Biblioteca “Ettore Borghi”

Presentazione del libro “Al lavoro e alla lotta. Le parole del PCI”, Harpo, 2017 con le autrici Franca Chiaromonte e Fulvia Bandoli

dialogano Antonio Bernardi e Chiara Saccani
testimonianze di Jones Reverberi Cambiare musica a Gorganza
Gianmaria Casarini Correggio mon amour… poi arrivarono i grandi del rock
coordina Glauco Bertani, Istoreco

Al lavoro e alla lotta. Le parole del PCI è un particolare glossarietto sul lessico dei comunisti italiani, sul senso delle parole chiave e sul loro uso nella pratica quotidiana di quel partito. Mentre il linguaggio della politica si fa sempre più scarnificato e freddo qui si cerca il senso di parole che ancora potrebbero camminare nel mondo e di altre che al contrario non hanno più la forza per farlo. Spiegando il senso di 200 parole – da apparato a vigilanza, passando per frazionismo, gatto selvaggio, legge truffa, rivoluzionario di professione – le autrici provano a rendere l’idea, anche attraverso ricordi personali ed esperienze dirette, di ciò che è stato, nel bene e nel male, il partito comunista più bello dell’Europa Occidentale. Accompagnano il glossario dieci interviste a donne e uomini che hanno vissuto quella storia politica, Maria Luisa Boccia, Luciana Castellina, Lia Cigarini, Gianni Cuperlo, Graziella Falconi, Achille Occhetto, Emanuele Macaluso, Marisa Rodano, Aldo Tortorella, Livia Turco.
Una parola più di altre ha restituito il senso della politica: il corpo del Partito. Difficile dire cosa fosse esattamente. L’insieme di iscritti, simpatizzanti, elettori e anche qualcosa di più, qualcosa di mistico, oggi si direbbe di simbolico. Quando dovevi far passare una decisione importante, cambiare strategia o politica delle alleanze ascoltavi (attraverso centinaia di assemblee in tutto il Paese) il corpo del partito, vissuto e nominato come fosse un’entità vivente le cui parti stavano tra loro collegate. Il Pci secondo alcuni era “un mondo a parte” e una “chiesa”, forse, però, il termine che più si avvicina a definirlo è “comunità” e non solo un partito politico. È una storia finita. Ma anche le «mummie – scrivono le autrici – quando le abbiamo ritrovate ci hanno detto cose che non sapevamo e che ci sono servite».