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Bruno Veneziani, da comandante partigiano ad alto ufficiale dell'Esercito Italiano


Il 9 maggio scorso, all'età di 85 anni, si è spento nella sua abitazione di Como Bruno Veneziani, che fu comandante partigiano durante la Resistenza.
Era nato nel 1921 nella frazione di Barco del Comune di Bibbiano, da una famiglia di modeste condizioni. Il padre Alfonso era impiegato alle Officine Reggiane e la madre Domenica Grisendi casalinga. Pur nelle comprensibili ristrettezze economiche della famiglia, Bruno fu avviato agli studi fino alla media superiore, conseguendo il diploma di maestro nel 1939. Iscritto quindi alla facoltà di pedagogia dell'università Cà Foscari, di Venezia, non potè proseguire gli studi a causa dello scoppio della guerra. Il regime aveva infatti praticamente imposto ai giovani universitari l'iscrizione ai corsi per allievi ufficiali di complemento nelle diverse armi.
Terminato il corso venne assegnato ai reparti della fanteria dell'esercito, operando in territorio nazionale fino all'armistizio dell'8 settembre 1943. A quel momento si trovava in forza al 338esimo Battaglione Costiero di fanteria ad Orbetello, con il grado di sottotenente, al comando di un plotone.
Rientrato alla famiglia, residente a Reggio ma sfollata a Barco, a seguito dello sbandamento delle Forze Armate Italiane, non rispose ai bandi di arruolamento della RSI. L'esperienza maturata nel corso della sciagurata guerra voluta dal fascismo aveva contribuito a rafforzare in lui ideali antifascisti.
Nel giugno 1944 si arruolò quindi nelle file della 76^ Brigata SAP (Squadre di Azione Partigiana), inserito nei reparti della 3^ zona comprendente i comuni di Cavriago, Montecchio e Bibbiano. Il comandante di questa brigata, Paride Allegri (Sirio), riscontrata l'esigenza di porre a capo delle varie zone persone con esperienza di comando, scelse appunto per la 3^ zona Bruno Veneziani, che assunse il nome di copertura di Oddone.
Nell'autunno del 1944 questo gruppo zonale effettuò diversi attacchi a mezzi di trasporto della RSI e tedeschi. A novembre il gruppo ricevette pressanti richieste di procurare viveri ed indumenti per i reparti partigiani combattenti in montagna.
Il gruppo della 3^ zona procedette pertanto ad un prelievo di 70 forme di grana dal magazzino stagionatura Locatelli di Barco. Nel corso dell'operazione Oddone apprendeva che circa 4000 forme giacenti nel magazzino erano state requisite dai tedeschi per il trasporto in Germania.
Sirio, Oddone ed il suo vice Bosco (Alfredo Nizzoli) predisposero un piano di prelievo della maggior quantità possibile di quel patrimonio alimentare requisito. L'azione venne attuata nella notte del 16 dicembre 1944, con la partecipazione di oltre 100 sappisti. Sabotate le linee telefoniche e con l'ausilio di alcuni automezzi e carri agricoli, oltre che con l'aiuto della popolazione, furono prelevate circa 2500 forme. Di queste 500 furono assegnate alle brigate combattenti in montagna, mentre 2000 furono distribuite alla popolazione di Bibbiano, Barco, Quattro Castella, Cavriago, Roncolo, Codemondo e Corniano.
Nel febbraio del 1945, durante un'azione contro un magazzino tedesco, Oddone venne individuato e quindi la sua casa perquisita e saccheggiata, la sorella della fidanzata arrestata. Dovette quindi darsi alla macchia e portarsi in montagna, lasciando la 3^ zona, per entrare a far parte della 144^ Brigata Garibaldi, dove assume un nuovo nome di copertura: Oscar. In questa brigata, in considerazione della sua esperienza di ufficiale, venne posto a capo dell'ufficio reclutamento. Un compito allora molto delicato in relazione alla grande affluenza di uomini ai reparti resistenziali, specialmente disertori dalla GNR.
Nella fase finale della lotta di Resistenza fu chiamato a far parte del Comando Militare Nord Emilia come ufficiale addetto allo Stato Maggiore alle dipendenze del Comandante Gen. Mario Roveda (Stani) e del Capo di Stato Maggiore capitano Adriano Oliva (Martini).

Tra le azioni più significative del periodo di appartenenza alle forze della Resistenza, alle quali partecipò Veneziani, sono ricordate:
- il disarmo del presidio fascista di Villa Angela a Reggio;
- la liberazione di Montecchio, l'individuazione e la cattura di spie.

A fine conflitto Bruno Veneziani, già ufficiale di complemento, ottenne la qualifica partigiana. Lavorò quindi per un certo periodo alla redazione del giornale "Il Volontario della Libertà", assieme all'avvocato Lando Landini e ad Ulisse Gilioli, recentemente scomparso. Lavorò anche alla commissione militare per il riconoscimento delle qualifiche partigiane.
All'inizio del 1947, decorato e promosso ufficiale in servizio permanente effettivo per meriti di guerra, a sua richiesta e per il parere positivo dei superiori, entrò nel nuovo Esercito Italiano con il grado di tenente. La prima assegnazione lo vide al comando di una compagnia a Pistoia. Dopo il passaggio in diversi comandi operativi passò al comando del settore reclutamento presso il Distretto di Milano, indi, promosso colonnello, a presiedere la Commissione di leva di Como.
In questa seconda vita militare non mancarono momenti di tensione ed amarezza, specialmente nei primi anni 50. All'epoca i riflessi della fortissima contrapposizione politica italiana, e della divisione in blocchi sul piano internazionale, si fecero sentire anche nelle Forze Armate Italiane, dove fu attuata una consistente opera tendente ad escludere dai ranghi o marginalizzare, anche con pretesti, gli ufficiali colpevoli di nutrire idee di sinistra o di aver appartenuto a formazioni partigiane di ispirazione comunista.
La sua carriera militare proseguì comunque regolarmente per concludersi con la nomina a generale all'atto del collocamento a riposo.
Amos Conti

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