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In ricordo di Giuseppe Dossetti

Il 15 dicembre 1996 muore a Bologna Giuseppe Dossetti.
Era nato nel 1913 e dal 1944 è stato una guida per generazioni di giovani cattolici, e non solo di essi, per il rinnovamento della vita politica e sociale e della vita di Chiesa.
Di lui, alla sua morte, bene ha detto il Cardinal Martini: "Fu un profeta per il nostro tempo, in particolare per la capacità di guardare gli eventi anche civili e politici alla luce della fede".
Non c'è nessun altro, ricordo, che abbia segnato da animatore tanto la formazione della Costituzione italiana quanto il Concilio Vaticano.

A 31 anni, da laico, è stato guida, non in arme, del Comitato di Liberazione Nazionale della sua città, Reggio Emilia.
Sul finire della sua vita, da monaco, dopo la vittoria elettorale di Berlusconi, si è fatto attivo difensore della Costituzione minacciata, partecipando ai Comitati per la difesa della Costituzione.
Leader per pochi anni: dalla Liberazione fino al 1952 della corrente più rinnovatrice della Democrazia Cristiana (che portò il suo nome) ha lasciato tracce ancora profonde nella cultura politica e per le riforme. Ha motivamente abbandonato nel 1952 la politica.
Inizia allora per Dossetti la prima svolta per il rinnovamento suo e della Chiesa, negli studi e nella preghiera, qualche anno prima del Concilio Vaticano II.

Il Cardinale Giacomo Lercaro, cui Dossetti, ancora laico, si è affidato come figlio spirituale, lo ha poi fortemente sollecitato nel 1955 ad una improbabile candidatura a sindaco di Bologna per le elezioni amministrative del 1956, contro la lunga egemonia di Giuseppe Dozza. Ebbene, anche da quella esperienza minoritaria che il Nostro condusse come capogruppo indipendente della DC (il maggior gruppo di minoranza in Consiglio comunale) sono nate dal 1956 al 1958 ricche esperienze di "concordia discors" con la maggioranza comunista che, come ha attestato il successore di Dozza al ruolo di sindaco, hanno portato a benefici di grande rilievo per la città. Anche da tale "concordia discors" venne la rapida applicazione della riforma dei Quartieri (che avevo proposto e caldeggiato).

Nel 1959 il Cardinale Lercaro consacra al sacerdozio Dossetti e lo chiama a suo collaboratore.
Dossetti ha ispirato il Cardinale Lercaro nel 1968 a invocare la pace contro i bombardamenti americani nel Vietnam donde, anche per pressioni della Cia, derivarono purtroppo le dimissioni di Lercaro da vescovo di Bologna. Comincia allora per Dossetti una nuova stagione spirituale della sua vita. Fonda un ordine religioso e compie lunghi viaggi in Estremo Oriente, fino a definire l'impegno ecumenico, suo e dei suoi religiosi e religiose, in Palestina.

Al termine di questo rapido profilo, sento il dovere di indicare alle nuove generazioni di riformisti l'insegnamento di Dossetti per rianimare il volto spirituale di questa città, di Bologna cui nel 1955-56 dedicammo il programma amministrativo "Il Libro bianco su Bologna", libro che ho in larga parte ripubblicato col titolo "Giuseppe Dossetti e il Libro bianco su Bologna", Bologna, EDB, 2002.
Oggi, troppe memorie su Dossetti, da ultimo quelle di Pietro Scoppola e di Leopoldo Elia, ignorano la grande lezione del Libro bianco su Bologna con cui Dossetti ha insegnato che l'espansione materiale della città ha da connettersi alla fedeltà, alla personalità, alla morale della città medesima.
Sono lieto che il candidato sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, al cui primo suo arrivo in giugno in città ho fatto avere copia del mio libro, ha così detto, nella sua intervista su "Famiglia Cristiana" del 6 luglio 2003: "Non dimentichiamo che Bologna è la citta di Dossetti e di Dozza, due delle espressioni più alte del riformismo italiano, quello cattolico e quello laico-socialista."

15 dicembre 2003
Achille Ardigò


Dal sito www.dsbologna.it

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