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Una guerra sovraesposta.
La documentazione fotografica della guerra d'Etiopia tra esercito e Istituto Luce

 

Di Benedetta Guerzoni

Con una prefazione di Adolfo Mignemi

 

In allegato il CD-Rom con le immagini digitalizzate della collezione fotografica di Gino Cigarini.

 


Una ricerca che si è allargata al materiale d'archivio dell'Istituto Luce e dell'esercito rispetto alla costituzione degli organi di documentazione visiva della guerra d'Etiopia.
Si pubblicano per la prima volta i documenti d'Archivio dell'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'esercito rispetto quindi alle squadre fotografiche, al Reparto cinefotografico E, al loro lavoro e ai rapporti con il Reparto LUCE AO, oltre ai documenti di creazione e gestione di quest'ultimo, aprendo uno scenario di grande interesse sulle dinamiche politiche e amministrative che hanno guidato questo aspetto della guerra.

 

il lavoro è stato selezionato per una pubblicazione in inglese con la Cambridge Scholar publishing, in un volume dal titolo «Photography and Power», sull'uso pubblico della fotografia in Italia nel novecento.

 

 

Dall'introduzione del libro

















La guerra d’Etiopia fu il banco di prova della nuova società di massa fascista. Un diluvio di immagini, simboli e parole inonda la vita degli italiani. Canzonette popolari, cinegiornali, esposizioni museali, quaderni e materiale scolastico, stampa illustrata, saggistica. E fotografie. Cartoline, serie fotografiche, album di propaganda, materiali per i soldati. Si assiste quindi a uno sforzo mediatico senza precedenti. È del 1935, infatti, la creazione del ministero per la Stampa e la propaganda, che accentra in modo definitivo la politica culturale del regime con uffici per la stampa, la cinematografia, la musica e il teatro, oltre a quelli specifici per la propaganda politica.


Nella storia della documentazione visiva della guerra, quella fascista del 1935-36 in Etiopia si caratterizza come il primo caso di grande diffusione della macchina fotografica tra le truppe e i soldati semplici. Una pratica sociale che diventa uno straordinario strumento di testimonianza della guerra di massa, oltre ad essere una delle prime occasioni in cui il ruolo del fotografo e del soggetto si saldano e si confondono, nella grande abbondanza di album e immagini di produzione privata portata a casa dalla stragrande maggioranza dei soldati.


Gino Cigarini è un giovane soldato del Genio quando arriva in Africa Orientale, nell’ottobre del 1935, come operatore della 14° squadra cinefotografica dell’8° reggimento genio. Egli fa parte di quella struttura di servizio foto-cinematografico dell’esercito che, in occasione della guerra d’Etiopia, per la prima volta mobilita una sezione cinematografica, oltre alle squadre fotografiche e telefotografiche, più un reparto Luce militarizzato (il «Reparto Africano») che risponde al comando militare. La sua collezione fotografica, che oggi è inserita nel progetto "Returning and Sharing Memories" , arriva all’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia (Istoreco) nel 2008. Raccoglie circa 900 immagini che documentano la sua esperienza di guerra, dagli anni dell’addestramento (1933-35) alla Seconda guerra mondiale. Di queste, almeno 550 riguardano la guerra d’Etiopia: scatti dello stesso Cigarini, fotografie di propaganda prodotte e distribuite per l’esercito, serie fotografiche in commercio all’epoca della guerra, e fotografie scattate da altri, come quelle in cui posa sorridente con i compagni della squadra.

 

 

L'autrice

Benedetta Guerzoni si occupa del rapporto tra media ed eventi storici, con particolare attenzione alle immagini di violenza sui civili nelle guerre del XX secolo come strumento di comunicazione politica, identità e rivendicazione. Ha presentato lavori di ricerca su filmati e fotografie di documentazione dell'Olocausto, del genocidio degli armeni e della guerra d'Etiopia in numerosi saggi e convegni internazionali.

 

 

Il libro è in vendita è nelle librerie di Reggio o presso la sede di Istoreco in via Dante Alighieri, 11.


Il fondo utilizzato per la ricerca è consultabile sul sito esterno www.memoriecoloniali.org


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