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Il nespolo del partigiano a Legoreccio

 

 

Anche se domani finisse il mondo pianterei oggi ancora un melo

 

 

Il melo questa volta é un nespolo. É il mondo non é poi finito, o meglio non lo é per tutti. Però, vediamo cosa ha a che fare questo detto tedesco attribuito a Martin Luthero con la Resistenza reggiana.
Nell'autunno 1944 "Volpe" Bertacchini e il distaccamento "Fratelli Cervi" a cui appartiene presidiano la zona del Passo del Cerreto. Solo dopo alcune settimane di freddo e umidità viene finalmente dato loro il cambio. Il distaccamento si trasferisce, successivamente, nelle zone di Collagna, Ramiseto e poi nel parmense.
"Volpe" e un suo compagno, invece, si devono fermare nella infermeria di Pieve San Vincenzo a causa di una forte febbre reumatica. Dopo un paio di settimane, grazie alle cure del prof. Marconi e all'assistenza di alcuni infermieri, fra di loro, anche qua, un disertore tedesco, "Volpe" si accinge a recuperare il suo distaccamento, tentativo però vano, per cui si associa al distaccamento "L'Antifascista".

Dopo le difficoltose vicende successive al rastrellamento tedesco del 6 ottobre 1944 (scontri con i nazifascisti, guado dell'Enza in piena con perdite per annegamento), il distaccamento "L'Antifascista" torna nel Reggiano nella zona di Ramiseto, mentre il "Fratelli Cervi" va a Legoreccio, dove verrà interamente distrutto a tradimento il 17 novembre 1944.
La stessa sera dell'eccidio, "Volpe" e il suo distaccamento sotto il comando di "Falco" Zini prendono il posto del "Fratelli Cervi" e si insediano a Legoreccio. In una delle lunghe sere di inverno, "Falco" si ricorda del grosso albero di nespole cresciuto davanti alla casa della pastora che li aveva ospitati vicino a Ramiseto. Si ricorda la presenza di questo bellissimo albero presso il loro rifugio. Si ricorda i frutti che, allora, si mangiavano.

E "Falco" da l'ordine a una squadra di portare un alberello, figlio di quel nespolo della pastora di Ramiseto. "Volpe" ed altri, ancora una volta in quella zona, tolgono una giovane pianta, nata sotto il vecchio nespolo e tornati a Legoreccio scavano una buca sotto la neve proprio dietro al bar per piantare il giovane nespolo.
E lì, il nespolo sta ancora oggi. Ha più di cinquant'anni ed é grande come una casa.
Proprio quando c'é la commemorazione, ogni novembre, sono solitamente pronti i suoi frutti che qualcuno raccoglie e regala in giro, ricordando a suo modo i tempi della Resistenza.
Non so cosa pensavano "Falco", "Volpe" e gli altri quando piantarono il nespolo. Semplice passatempo, ricordo del luogo dell'eccidio, simbolo di speranza? Chi pianta alberi pensa comunque al futuro, non solo all'immediato. Chi pianta alberi pensa di poterli vedere crescere. Chi pianta alberi ha ancora l'ultima speranza che il mondo non finisca domani.
Ora e sempre: piantiamo nespoli e meli!

 

 

Matthias Durchfeld, Istoreco
da «Notiziario ANPI», dicembre 1996


 

 

Domenica 20 novembre 2011, in occasione del 67° anniversario dell'eccidio di Legoreccio, è stato piantato un nuovo nespolo del partigiano. Il vecchio nespolo, morto da un paio di anni, è stato sostituito da un nuovo albero, affidato alle cure della scuola media di Vetto.

 

Qui di seguito alcune immagini della giornata del 20 novembre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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