Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia
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LA CATTURA DEL PRESIDIO FASCISTA DI MONTECCHIO
23 APRILE 1945

La mattina del giorno 23-04-1945 i fascisti, dovendo raggiungere il presidio di Bibbiano, requisirono dei cavalli e dei barocci ai carrettieri di Montecchio per caricare armi e munizioni.
Il pomeriggio dello stesso giorno la staffetta si presentò a casa mia dandomi l'ordine di raggiungere immediatamente casa Giuliotti, dove si trovava la mia squadra di appartenenza la 76a SAP. Arrivato sul posto trovai tutta la squadra al completo con le armi in mano, mentre a me era rimasto un Moschetto 91 con quattro caricatori e due bombe a mano Sipes.
Il nostro capo squadra ci informò che doveva arrivare il camion che ci avrebbe portato a tendere l'imboscata ai fascisti che da Montecchio si dirigevano verso Bibbiano per congiungersi ai fascisti locali.
Mentre il camion ci stava raggiungendo, nei pressi del caseificio Gilli, si imbatté in alcuni fascisti che a cavallo stavano raggiungendo Bibbiano. Sul camion c'erano due partigiani della 76a Sap che alla vista dei fascisti si misero a sparare con la mitragliatrice; i fascisti trovandosi nei pressi di casa Bedogni, a Montecchio, abbandonarono i cavalli e si ripararono dentro casa rispondendo al fuoco.
Informati dell'accaduto ci incamminammo immediatamente verso casa Bedogni, lungo la strada incontrammo altre due squadre di sappisti. Arrivati, circondammo la casa. Alla mia squadra fu dato l'ordine di andare sul retro dove a una ventina di metri si trovava una canalina.
Era buio non si vedeva oltre i sei-sette metri, io e un altro partigiano proseguimmo oltre la canalina non rendendoci conto che gli altri si erano fermati. Accorgendoci di essere troppo vicini alla casa ritornammo indietro velocemente per raggiungere il resto della squadra, nel buttarci precipitosamente nella canalina cademmo sopra a un tedesco aggregato ai partigiani. Da quel momento ebbe inizio la battaglia, il tedesco e un altro partigiano sparavano con la mitragliatrice mentre il resto della squadra con le armi in dotazione. Due partigiani: Sirocchi Fernando e Landini Lodovico, appartenenti alle fiamme verdi, aggregati alla 76a Sap, vedendo un cavallo con il suo carico, credettero che fosse abbandonato e si incamminarono per recuperarIo, ma proprio in quel momento da casa Bedogni sbucò un fascista conosciuto come il più grande torturatore dei partigiani e antifascisti che sia mai esistito di nome Bigliardi, detto Bigliardoni.
Puntando il mitra verso i due partigiani intimò loro di deporre le armi in loro possesso. Impugnando la rivoltella del Sirocchi gli disse: "Adesso ti ammazzo con la tua stessa pistola", ma nel premere il grilletto l'arma si inceppò. Il Sirocchi, con grande coraggio, diede una spinta al fascista facendolo cadere a terra e scappò lungo il fosso a lato della strada. Il fascista rialzandosi si mise a sparare con il mitra ma il Sirocchi riuscì a fuggire. Il Landini nel frattempo fu catturato e trascinato in casa.
La battaglia continuò fino al mattino successivo. Verso le ore 9, il mio comandante mi ordinò di andare in una vicina casa contadina, abitata dalla famiglia Montanari, per procurare delle munizioni. La casa era situata vicino la chiesetta di Sant'Antonio, una volta arrivato trovai due partigiani che mi consegnarono due grandi zaini contenenti delle munizioni. All'interno della casa mi offrirono un bicchiere di latte e incontrai il comandante di un distaccamento Garibaldino proveniente dai monti che stava discutendo con un partigiano. Nell'avvicinarmi ad una delle finestre notai che potevo vedere benissimo casa Bedogni. Osservando meglio, vidi una mano che agitava un fazzoletto bianco. Subito misi al corrente il comandante di ciò che avevo visto, il quale dopo avere guardato con il binocolo verso la casa mi disse: "Avevi ragione, sembra che i fascisti vogliono parlamentare". Mi diede l'ordine di riferire l'accaduto all'altro comandante e di far cessare il fuoco. Subito mi incamminai portando con me le munizioni e una volta raggiunto il capo squadra lo misi al corrente degli ultimi avvenimenti. Gli chiesi se mi dava il permesso di raggiungere il caseificio Gilli per potere vedere meglio ciò che accadeva. Avuto il suo consenso, una volta arrivato sul posto incontrai dei partigiani che facevano parte di un distaccamento proveniente dai monti. Trascorsa circa un'oretta vidi il parroco di Montecchio don Caraffi (detto Svolas) avviarsi verso casa Bedogni tenendo in mano una bandiera bianca, per una ventina di minuti parlò con il tenente fascista. Ad un certo punto entrambi si diressero verso la nostra postazione. Il parroco ci riferì che erano disposti a trattare l'accordo di resa, i due furono scortati in caserma dove si era installato il comando partigiano. Vennero trattate le condizioni per la resa: i fascisti sarebbero stati giudicati in base ai crimini commessi. Solo a condizione che il partigiano catturato fosse consegnato VIVO. Il comandante partigiano chiese al tenente il motivo improvviso della resa, il tenente rispose che la casa era indifendibile in quanto costruita con forati di soli 12 centimetri. Per questo motivo le pallottole delle mitragliatrici fischiavano da tutte le parti ed era difficile trovare un sicuro riparo, rimanere ancora all'interno della casa sarebbe stata morte sicura, inoltre avevano esaurito le munizioni. Il tenente ritornò verso casa Bedogni per riferire agli altri fascisti le condizioni della resa.
Decidemmo di attendere la risposta all'interno del caseificio Gilli. Trascorso un po' di tempo sentimmo uno sparo provenire dalla casa, poco dopo vedemmo i fascisti uscire con le mani alzate, subito furono circondati dai partigiani. Ci precipitammo dentro casa Bedogni, quello che vidi non lo scorderò mai, il partigiano Landini giaceva in terra BARBARAMENTE UCCISO, nel perquisire la casa in una camera da letto trovammo un fascista morto durante la battaglia. Uscito dalla casa mi avviai verso i fascisti, il comandante partigiano intanto si era avvicinato al tenente fascista e gli chiese perché avevano violato l'accordo di resa uccidendo il prigioniero partigiano. Il tenente rispose che aveva cercato di evitarlo in tutti i modi, ma nella discussione due fascisti si erano messi davanti a lui mentre il criminale fascista Bigliardi uccideva barbaramente il partigiano Landini. I partigiani del distaccamento sceso dai monti si incamminarono con i fascisti verso la montagna dove per mesi avevano patito fame, freddo e avevano visto la morte.
Vorrei ricordare un altro avvenimento accaduto a Legoreccio: l'uccisione di partigiani appartenenti al distaccamento Fratelli Cervi. Trovandosi circondati da ingenti forze nazifasciste, i partigiani anche per timore di rappresaglie verso la popolazione decidono di trattare la resa, il comandante nazifascista assicura loro che se si fossero arresi avrebbero avuta salva la vita e sarebbero stati deportati in Germania. Purtroppo le condizioni di resa non furono rispettate e i partigiani vennero tutti barbaramente uccisi. Come testimonianza del tragico avvenimento a Legoreccio è stato eretto un monumento in memoria dei caduti, tra i nomi dei partigiani ci sono quelli di due giovani di 16 anni. Alcuni giornali hanno anche parlato tanto di due giovani fascisti anche loro uccisi a 16 anni.


Bruno Friggeri

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