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Diario di bordo - Viaggio della Memoria ad Auschwitz e Cracovia Secondo Turno 20 - 25 febbraio 2012 -- Venerdí 24 febbraio -- Commemorazione al Crematorio IV di Auschwitz Birkenau Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Nel fumo di Birkenau, che alzava al cielo il dolore del mondo, e spargeva sulla terra l'odore acre della sofferenza. Ho visto Dio. Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell'indifferenza. Ho visto Dio dare all'uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore. Poi... lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell'odio e dell'indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell'uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschwitz. Lo avevo smarrito... insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l'inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle lacrime. Lo avevo smarrito... nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall'indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria. Ho ritrovato Dio... mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con un a nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti. Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità. Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime." Testimonianza di Elisa Springer. Contributo di Serena Errico, 5SMB I.I.S. B. Pascal
-- Giovedí 23 febbraio -- Nei labirinti di Marian Kolodziej
Oggi, ultima tappa della nostra visita ai campi di Auschwitz – Birkenau e Auschwitz II, è stata la visita alla mostra del deportato Marian Kolodzieja. Famoso pittore e scenografo polacco, dopo la liberazione del '45 si era rifiutato di raccontare quello che aveva vissuto durante la sua prigionia. Dopo un ictus, all'incirca a 55 anni di distanza, Marian decide finalmente di esprimere tutto il dolore della sua storia. Egli stesso dice che è suo dovere parlare, lo aveva promesso ai suoi compagni. I disegni, graffiati sul foglio, tratto per tratto, sono l'estirpazione di questa colpa, la colpa del silenzio, ma sono anche la testimonianza di un dolore celato così a lungo, forse anche a se stesso. Da vero scenografo qual'era, propone la sua mostra non solo come una esposizione di quadri, ma come una vera e propria installazione che ci circonda e sembra urlare, trasportarci in quegli incubi che purtroppo sappiamo essere così reali. Gli occhi vuoti dei detenuti, i volti mostruosi degli aguzzini si mescolano e si scontrano in un bianco e nero, il bene e il male. Ma ci sono anche vetri infranti e calpestati come la vita dell'uomo nei campi di concentramento, legni e mobili duri e freddi uguali a quelli delle luride baracche di Auschwitz. Nella mostra di Marian però non c'è solo dolore, c'è anche la testimonianza di quel buono che poteva esserci in un luogo come il campo: la storia di padre Kolbe che si sacrifica per la salvezza di un altro uomo, i compagni che lo hanno aiutato a sopravvivere, la fede che sorregge il dolore. Le rovine dei campi, il museo mostrano quello che era il campo vero e proprio, ma questo artista ci mostra quello che rimane del campo dentro ad ogni uomo. Sono i ricordi che non se ne vogliono andare, che, come quel tatuaggio, non si possono cancellare. Lo scenografo ci lascia con un monito infondo alla sua mostra: non dimenticare, non perchè le cose non si ripetano, ma perchè Auschwitz continua ancora oggi nel mondo che conosciamo. Solo noi, le nostre scelte e la nostra umanità possiamo impedire al male di vincere. Veronica Raffellini
-- Mercoledí 22 febbraio -- I campi di Auschwitz, Cracovia e le Miniere di Sale Wieliczka ed Quando penso alla Resistenza penso subito a quella dei partigiani, a quella avvenuta nel nostro paese. Non avevo mai pensato che anche da parte degli ebrei e dei polacchi ve ne fosse stata una. Riflettendo la trovo anche piú coraggiosa di quella degli stessi partigiani! Se penso a persone che da un giorno all'altro si sono viste spogliate di tutti loro diritti, si sono viste rinchiuse in un ghetto, in una casa non loro, si sono viste pubblicamente offese per il semplice fatto di appartenenza ad una religione, ritengo normale che abbiano reagito con paura, con sgomento ed incredulitá. Inoltre e' facile comprendere che l'indifferenza fosse all'ordine del giorno se penso che le persone vedevano gli oppressori come causa della loro povertá e li utilizzavano come “oggetto di sfogo“. Ed é proprio questa indifferenza, questo pensare solamente a se stessi, alle proprie esigenze ed a quelle del proprio gruppo di appartenenza, é il perno di ogni tipo di ingiustizia, da quelle piú piccole a quelle che mettono a repentaglio la vita e la libertá di molte persone. Cosi' quando si dice che da ogni errore bisogna trarre delle lezioni, cosi' dallo studio della storia si comprende ció che si sbaglia per evitare di commetterlo in futuro. Ma una domanda mi nasce ..... Io, sono indifferente a ció che mi accade intorno? 4H Matilde di Canossa
Personalmente i fattori che mi hanno colpito maggiormente, sono stati la grande determinatezza e forza caratteriale mostrate dai due protagonisti della resistenza ( ebrei appartenenti al gruppo resistente armato ZOB). Essi, attraverso acuti stratagemmi, hanno salvato, o per lo meno aiutato, molte vittime che altrimenti sarebbero state destinate alla morte a causa della loro insicurezza e paura dovute per lo piú dalla privazione dei loro beni, diritti e dal fatto di essere all'oscuro di tutto. Infine il significato della Resistenza é fondamentale, poiché resistere é sinonimo di responsabilitá, di libertá e di amore per la vita umana. 4H Matilde di Canossa
Questa mattina abbiamo visitato il campo di Auschwitz II – Birkenau, ed al pomeriggio quello di Auschwitz I. Non sapevamo bene cosa aspettarci perché, col fatto che girano molte storie diverse su questa vicenda storica, a scuola e non, era difficile avere un’idea chiara e precisa. Abbiamo così avuto modo di avere la conferma concreta che questa tragedia è avvenuta veramente. La visita a Birkenau è stata apparentemente più “tranquilla”, perché ormai la maggior parte degli edifici sono rovine; e quelli rimasti sono le baracche e le torri di guardia. Il fatto che ci ha colpito di più sono le dimensioni enormi del campo che dimostrano comunque quanta gente ci sia passata e in quali angusti spazi dovevano vivere gli ebrei. I numerosi fiori sparsi per tutto il campo, anche in posti nascosti oppure in mezzo alla neve, ci hanno impressionato: visti in questo contesto, acquisiscono quasi un che di “sacro”. Al pomeriggio ci siamo recati presso il campo di Auschwitz I, e durante la visita tutti sono stati toccati e scossi dalle emozioni che aleggiano dovunque (anche i più “duri” si sono commossi). Il fatto di vedere gli oggetti che erano appartenuti agli ebrei è stato il fatto più toccante: ci si rende così veramente conto che tutto è successo davvero, e che dietro a quegli oggetti ed a quelle fotografie ci siano state davvero delle persone, ognuna con la propria storia. Secondo noi ci vorrà comunque ancora un po’ di tempo per renderci conto veramente di ciò che abbiamo visto: questa è, a nostro parere, un’esperienza che tutti dovrebbero provare, perché un conto è leggerla sui libri di storia oppure guardare un film o un documentario, un altro conto è trovarsi di persona davanti a ciò che testimonia tutto quello che è stato. Dante ha descritto un Inferno che non è neanche paragonabile a questo. Roberta Pagliani e Federica Valentini, 5gbcB Blaise Pascal
Sul pullman dopo Auschwitz riempiamo un foglio bianco... Giornata molto riflessiva, anche se cruenta o cruda. Accorgersi comunque della differenza tra passato e presente, capire che è tutto finito, anche grazie a qualche persona che ha avuto il coraggio di ribellarsi, risparmiando a noi ed ad altri la prosecuzione di quel male. Ci sono sempre due vie possibili da percorrere, quella che fortunatamente ci è capitata è la migliore, ma poteva benissimo capitare di essere noi le persone dentro a quel luogo e in quelle condizioni disumane. Questo viaggio permette di capire molte cose, che la nostra è una società di consumi: ci lamentiamo e ci lamentiamo sempre e comunque, quando invece dovremmo ringraziare di essere ciò che siamo e di avere ciò che abbiamo, ricordando con onore il passato e i suoi protagonisti, soprattutto quelli che per noi e per il "futuro" dell'umanità si sono battute. Chiara Ferrari, Istituto Don Iodi
Molti dicono che oggi tutto ciò che non sarebbe successo... è facile dirlo ora, ma ne siamo proprio sicuri? Tutta quella brutalità è partita da uomini... ciò che siamo anche oggi. E' "facile" studiare tutto questo a scuola, ma poi quando vedi con i tuoi occhi tutto cambia... E' come se tutto in un certo senso prendesse vita e ti domandi come persone uguali a te hanno potuto fare tutto ció. Questo viaggio é stato molto istruttivo, ho scoperto cose che non sapevo. Molto c'é stato mostrato molto dalla guida ma sono convinta che non capiremo mai a fondo come davvero vivevano i prigionieri del campo e cosa abbia spinto alcuni uomini a sterminarne degli altri. Victor Frankl, psicologo austriaco, sopravvissuto ai lager scrisse che l'unico modo per sopravvivere era “dare un significato alla propria vita”. Ylenia Catellani, Istituto Don Iodi
ll nostro percorso di oggi, mercoledì 22 febbraio, è iniziato con la visita al castello e alla cattedrale di Wawel. Al castello abbiamo principalmente ammirato le stanze di rappresentanza e in particolare i meravigliosi arazzi, i mobili dell'epoca e i ritratti dei sovrani. Di pregevole valore artistico-rinascimentale i soffitti a cassettone e i fregi che rappresentavano varie scene mitologiche o importanti battaglie. Della cattedrale, riservata ai reali, ci ha colpito particolarmente il sarcofago dedicato alla principessa Edvige, la cripta in stile barocco dedicata a Sigismondo Augusto e le innumerevoli cappelle che impreziosiscono la navata centrale. Nel pomeriggio abbiamo visitato i luoghi della Resistenza presso il quartiere ebraico: la farmacia dell' "Aquila bianca" e la piazza degli "Eroi del ghetto ebraico". Ci ha colpito la storia "speciale" del farmacista, un polacco che all'epoca dell'occupazione nazista ha collaborato con gli ebrei del ghetto fornendo clandestinamente cibo, medicinale e protezione. Abbiamo conluso il nostro percorso con la visita alla fabbrica di Oscar Schindler, trasformata in un museo dedicato alla memoria dell'occupazione nazista di Cracovia per introdurci alla tematica di Auschwitz. Vergnani Jessica, Bizzarri Gabriele, Prati Elisa, Gandelli Francesca e Morselli Sara, 4F Istituto Canossa
Il giorno 20 febbraio siamo partiti alle 00.30 da Scandiano per arrivare alle 18.30 dello stesso giorno all’Hotel Chopin di Cracovia. Nonostante le diciotto ore di viaggio siano state pesanti per il corpo e per la mente, appena arrivati a Cracovia il vento si è portato con sé la nostra stanchezza, risvegliando in noi una forte curiosità. Ibidem il giorno successivo; grazie ad una visita guidata abbiamo visto i luoghi più caratteristici del posto che hanno confermato le nostre prime impressioni sulla bellezza della città. La sveglia del mercoledì è suonata alle 07.15 per visitare i luoghi caratteristici che avevamo precedentemente selezionato. Alla mattina ci siamo letteralmente calati di 136 metri nel sottosuolo polacco. Abbiamo visitato la miniera salina di Wieliczka, caratterizzata da sculture e architetture sotterranee interamente realizzate in sale. In particolare abbiamo apprezzato l’omaggio al popolo italiano con uno spettacolo luminoso con il sottofondo musicale di “Và pensiero” di G. Verdi. Dopo aver pranzato , abbiamo visitato il quartiere ebraico di Cracovia, esperienza che ha gettato le basi per quello che sarà il culmine del viaggio: la visita al campo di Auschwitz. D’ora in poi, la riflessione sarà strettamente personale e meditativa. Quae cum ita sint, un sentito grazie all’organizzazione di Istoreco. Classe 5E Liceo Scientifico Gobetti - Scandiano
-- Martedì 21 febbraio -- La cittá di Cracovia Oggi abbiamo visitato Cracovia e i suoi monumenti, ci è sembrata una città molto pulita ed ordinata. La cosa che ci ha colpito è il fatto che la città nonostante abbia mantenuto la maggior parte dei monumenti e degli edifici antichi, sia riuscita a conciliare questo con la modernità: ne è un esempio la scultura di un artista italiano, Eros Bendato, nella piazza del mercato Rynek Glowny. Grazie all'organizzazione di Istoreco, che ci ha fornito un'ottima guida, abbiamo molto apprezzato le bellezze della città. Virginia Bertani, Elisa Simonazzi, Nora M'hand, 4F Istituto Canossa
Oggi è il secondo giorno di permanenza in Polonia, ma a tutti gli effetti, direi, il primo. La giornata di lunedì 20 febbraio è stata interamente dedicata al tragitto. Un viaggio duro, ma pur sempre piacevole. La giornata di oggi l’abbiamo passata a visitare la città. Da un primo impatto il paesaggio mi è sembrato leggermente decadente, come se dopo la guerra non vi fosse stato fatto nulla per rinnovare le opere architettoniche. Devo constatare, però, che personalmente ho trovato molto affascinante questo aspetto un po’ ‘decadente’ e molto libero – se si può dire - da ogni vincolo. Le opere architettoniche della città rispecchiano molto bene quella che per me era sempre stata la concezione di ‘città dell’est’. La grande piazza centrale in particolar modo, mi da un senso di spensieratezza incredibile. Le persone fluiscono continuamente lungo i viali, vedo molti sorrisi e tanti luoghi interessanti. So bene che la città e tutta la Polonia non è solo sorrisi e luoghi comuni, so bene che esiste una faccia più scura della vita, ma anche questo fa parte del tutto. Ho trovato i polacchi persone mediamente aperte, alcuni cortesi e sorridenti, altri più chiusi. Magari è un commento un po’ personale, ma mi piace molto il vento freddo che soffia quasi di continuo. Regala un’atmosfera magica, che per noi che veniamo da zone non proprio analoghe a queste è una cosa non insolita, ma inusuale. Siamo solo all’inizio di questo viaggio, ma sono certo sarà ancora pieno di cose molto interessanti e certamente non facili da comprendere. Spero di trarre grandi vantaggi da questo e di crescere mentalmente e umanamente. Aureliano Bertolini
-- Lunedi 20 febbraio -- Le nostre aspettative E' il nostro viaggio! L'anno scorso partecipando al progetto "Bellacoopia" abbiamo accantonato, dopo tanti sacrifici, 1.000 euro da utilizzare esclusivamente per il Viaggio della Memoria. Tale viaggio è stato scelto per avere un'opportunità di crescita come persona. Riteniamo che tutti gli studenti dovrebbero fare questo tipo di esperienza altamente formativa. Elisa Bastardi, Valentina Cangiano, Arianna Sabattini, 4F Canossa
Abbiamo scelto di partecipare a questo viaggio perché ci avvicina agli avvenimenti accaduti durante la seconda guerra mondiale nei campi di concentramento. Visitando i luoghi direttamente interessati possiamo toccare con mano la vera esistenza di ciò che ci hanno raccontato, rendendolo meno astratto e più vicino a noi. E’ importante non dimenticare e tramandare alle generazioni che verranno queste testimonianze e cercare di apprezzarne maggiormente il significato cosicché non si arrivi più al ricommettere queste terribili azioni ai danni di un’intera popolazione. Giorgio La Ciacera, Francesca Miglioli e Andrea Manfredi, 4 SM B Istituto Blaise Pascal
Oggi abbiamo visitato la città di Cracovia. Siamo rimaste molto colpite dalle numerose tradizioni che appartengono alla popolazione di questa città da secoli, come ad esempio il trombettiere della chiesa di S. Maria che, ad ogni ora, suona un motivo preciso per commemorare un'antica leggenda. Questi fatti ci hanno dato l'impressione che questa città sembri essere “divisa in due”: da una parte vuole proteggere le sue tradizioni, mentre dall'altra vuole provare ad aprirsi al mondo per provare a ricostruire ciò che le è stato privato in passato. Un' altra cosa che ci ha colpito molto sono i colori variopinti degli interni delle chiese e di alcuni palazzi; questo quasi come a simboleggiare che la città cerca comunque di uscire dal “grigiore” al quale è stata costretta nei periodi della guerra. Attraversando le strade del quartiere operaio socialista e di quello ebreo l'impressione principale che ci è arrivata è quella di una specie di viaggio nel tempo: sembra che in questi quartieri il tempo si sia fermato al periodo della guerra; e la sensazioni che si provano camminando per quelle strade sono molto forti ed intense, come se veramente il tempo si fosse fermato. Roberta Pagliani e Federica Valentini, 5 gbc B Istituto Blaise Pascal
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