Giorno del ricordo
Il seminario in Sala Tricolore
In occasione del Giorno del Ricordo, a Reggio Emilia la tragedia delle Foibe, l’esodo giuliano-dalmata e la complessa vicenda del confine orientale sono stati ricordati con un seminario dal titolo “Riflessioni sulla storia del confine orientale a partire dalla relazione della Commissione storico culturale italo-slovena”, che si è tenuto venerdì 10 febbraio nella Sala del Tricolore.
L’incontro è stato aperto dall’assessore alla Cultura e Università del Comune di Reggio Emilia Giovanni Catellani, coordinato dal presidente di Istoreco Mirco Carrettieri e vi hanno partecipato Luciano Monzali dell’Università di Bari, che ha pubblicato numerosi studi sull’argomento, e Fulvio Salimbeni dell’Università degli studi di Udine, che ha fatto parte della Commissione italo-slovena.
Le relazioni sono state intervallate da interventi di Maria Antonietta Centoducati, che ha letto brani tratti da testi di Sgorlon.

L’iniziativa era promossa dal Comune di Reggio e Istoreco, in collaborazione con Anpi, Arci, Cgil, Istituto Cervi e Consulta degli studenti.
“Reggio Emilia – ha detto l’assessore Catellani – è una città molto legata alla memoria, in particolare alle vicende della Liberazione dal nazifascismo, perché la sua identità si fonda su quel periodo. Ma nello spirito di questa città vi è anche il giusto tributo alle vittime di tutte le guerre, che nel caso della vicenda giuliano-dalmata e delle foibe furono migliaia. Abbiamo sempre condiviso lo spirito della legge che istitutì questa Giornata, uno spirito ‘bipartisan’, basato sul principio che le vittime non hanno colore politico. Per questo siamo qui oggi e ringraziamo gli organizzatori, in particolare Istoreco, per il lavoro che porta avanti su questo tema anche nelle scuole.”
Lo spunto degli interventi è stato offerto dalla relazione della Commissione italo-slovena e dal tentativo di costruire una memoria storica condivisa, dopo un secolo di contrapposizioni. La relazione, voluta nel 1993 dai Governi italiano e sloveno, fu divulgata nel 2001. Essa delinea e analizza in modo puntuale e completo la tormentata storia delle relazioni italo-slovene, dall’Ottocento sino agli accordi del 1955 e 1962, che portarono un nuovo clima di collaborazione tra le popolazioni confinanti.
Tra i momenti cruciali analizzati nella relazione vi è stato il periodo seguente alla fine del secondo conflitto mondiale, con l’annessione del territorio della Venezia Giulia e di Trieste alla Jugoslavia, vissuta dai giuliani favorevoli all’Italia come uno dei momenti più bui della loro storia che portò a un’ondata di violenza, con arresti e deportazioni di migliaia di persone e centinaia di esecuzioni sommarie. Tali avvenimenti si verificarono in un clima di resa dei conti per la violenza fascista e di guerra, e appaiono in larga misura frutto di un progetto politico preordinato.
Nella relazione si calcola che l’esodo dai territori istriani nel dopoguerra coinvolse più di 27.000 persone, vale a dire la quasi totalità della popolazione italiana residente, oltre ad alcune migliaia di sloveni, che si aggiunsero agli esuli, in gran parte italiani, provenienti dall’Istria e dalla Dalmazia, stimati tra le 200.000 e le 300.000 persone. In definitiva, le comunità italiane furono condotte a riconoscere l’impossibilità di mantenere la loro identità nazionale nelle condizioni concrete offerte dallo Stato jugoslavo.
Tratto da www.24emilia.com