La strage 
di Cervarolo
1944
Il processo 
a Verona
2011

di Matthias Durchfeld, Istoreco Reggio Emilia


tratto da: Quaderno del Viaggio della Memoria, febbraio 2011

 


Silenzio totale in aula. Il tribunale ascolta un consulente tecnico.
Ma non si tratta di una perizia qualsiasi e l'estrema attenzione di tutti i presenti non è casuale. Massimo Storchi racconta lo svolgersi della strage di Cervarolo: l'arrivo dei soldati tedeschi della divisione Hermann Göring, la collaborazione della legione reggiana della Guardia Nazionale Repubblicana, il lavoro della spie nel paese.
Sono parole che si fanno intendere: i saccheggi, gli stupri, le umiliazioni, le uccisioni, l'incendio. E' il racconto di un pezzo di storia che non dimentica che al centro dell'accaduto ci sono le 24 vittime.
24 nomi che ricordano che le vittime di ogni storia prima erano persone. Lasciano la loro vita, i loro famigliari, la loro terra, il loro mestiere, i loro amici.

Venerdì 12 novembre 2010 è stata una giornata importante nel processo che in questi mesi si tiene al Tribunale Militare di Verona.
Hanno parlato gli storici Toni Rovatti per la strage di Monchio e poi Massimo Storchi per Cervarolo. Fra poco ci sarà un terzo intervento per le stragi in Toscana, in quanto la stessa unità, e cioè reparti appartenenti alla Divisione Paracadutisti Corrazzati, intitolata a Hermann Göring, interviene a Monchio, Susano, Costringano, Cervarolo, Stia, Vallucciole, Mommio, Fivizzano, … uccidendo fra il 18 marzo e il 10 aprile 1944, in pochi giorni, 390 inermi.
Queste ricostruzioni storiche sono stato il punto di partenza per questi mesi durante i quali  parlano a Verona decine e decine di testimoni e familiari delle vittime. I 12 imputati sono sempre assenti, per evitare il rischio di arresti.

Per la primavera si aspetta la sentenza, imputazione è per “concorso in violenza con omicidio contro privati inermi pluriaggravata e continuata”. Con le aggravanti di aver determinato i sottoposti a commettere omicidio, aver agito per abbietti e futili motivi, con sevizie e crudeltà, approfittando di persone inermi. Accuse pesanti, che con le aggravanti, trasformano il reato in omicidio volontario, punito con l’ergastolo la cui pena è imprescrittibile.

Ma questo processo è di estremo interesse sotto vari profili.
Inanzittutto per ottenere giustizia. Per afferrarla, direi quasi, visto che viene spesso sepolta sotto le macerie dell'”informazione” e della politica.
È bene precisare infatti che non solo la guerra NON era un fenomeno naturale, ma che neanche l'impunità della gran parte dei criminali di guerra lo era.
Per i fatti di Cervarolo, il comune di Villa Minozzo è stato insignito della medaglia d’argento al valor militare, il 6 marzo del 1960.
Sembra una presa in giro: è lo stesso anno che il fascicolo con le indagini viene insabbiato sotto il provvedimento di “archiviazione provvisoria”, a firma del Procuratore Generale Militare Enrico Santacroce. Va detto che non esiste e non esisteva allora la dicitura “archiviazione provvisoria”. Va detto che Santacroce non era un nazista tedesco. Nel 1960 siamo in piena democrazia. Ed è il governo italiano che non vuole occuparsi della giustizia per i cittadini italiani.
Il ministro della difesa Paolo Emilio Taviani il 10 ottobre 1956 scrive al ministro degli esteri Gaetano Martino la sua contrarietà a richieste di estradizione di crimini di guerra nei confronti della Germania per non rischiare “incrinature nella solidarietà atlantica” e per non alimentare ulteriormente la polemica in Germania contro il riarmo tedesco all'interno della NATO. Tranquilli. I fascicoli spariscono.

Ma nel 1994, in uno sgabuzzino di Palazzo Cesi a Roma, sede della Procura Generale Militare,  viene “scoperto” dal procuratore militare Antonino Intelisano durante le indagini contro Erich Priebke il cosiddetto “armadio della vergogna”. Il mobile conteneva numerosi fascicoli relativi a stragi nazifasciste perpetrate in Italia tra il 1943 ed il 1945.
Il giornalista Franco Giustolisi parla di un registro contenente il riferimento a 2274 fascicoli.il 1965 ed il 1968 da quell’armadio uscirono altri 1.300 fascicoli, trasmessi alle Procure territorialmente competenti. Non è vero che l'armadio era stato per decenni girato con le ante verso il muro! Era stato aperto e richiuso tantissime volte per inviare quei procedimenti che non portavano indicazioni precise sugli autori delle stragi e quindi risultavano a carico di ignoti.
Rimanevano invece ben custoditi circa 1000 fascicoli, fra di loro 695 contenenti elementi suscittibili di sviluppo processuale, cioè con vere e proprie notizie di reati non caduti in prescrizione.

Dopo anni di indagini e traduzioni arriva nel 2005 (!) la sentenza per la strage di Sant'Anna di Stazzema, nel 2007 per quella di Marzabotto. Arrivano altre sentenze per stragi meno conosciute. Storie di famiglie distrutte che ancora oggi stanno pagando le conseguenze, decine di anni trascorsi a commemorare i morti, senza fare nulla per rendere loro giustizia.

 

 

L’istruttoria sulla strage di Cervarolo inizia nell’ottobre 2005, per impulso dell’allora Procuratore della Repubblica della Procura Militare della Spezia Dott. Marco De Paolis. Procuratore aveva già creato una squadra di carabinieri con buona conoscenza della lingua tedesca, alcuni di questi altoatesini.De Paolis torna sui luoghi della rappresaglia, ripercorre lo stesso tragitto fatto dalle truppe nazi-fasciste e incontra nell’aia dell’eccidio gli orfani e i parenti delle vittime.

Da allora l’attività di indagine, raccolta di testimonianze, documenti, foto e prove è stata continua. Da li è nata” L’associazione volontaria dei parenti e famigliari delle vittime” con l'instancabile Itallo Rovali. Mesi di lavoro per gli avvocati Vainer Burani, Ernesto D'Andrea e Andrea Speranzoni e per i nuovi procuratori Luca Sergio e Bruno Bruni.

Contemporaneamente l’istruttoria si e’ sviluppata in Germania con la collaborazione della polizia tedesca. Sono stati inviati Tribunale Militare di Verona, dopo la soppressione della sede di La Spezia, gli organigramma della divisione Hermann Göring, foto e interrogatori degli indagati, rapporti giornalieri del periodo di guerra, foto, cartine, 180 verbali ed intercettazioni telefoniche, registrate per tre mesi.
Come diceva il capo del gruppo d'indagine, il generale D'Elia: “quello che colpisce è che non ci sia un accenno di pentimento”.

Un altro tema interessante di questi processi come quello per Cervarolo è il diritto internazionale. In una serie di sentenze, la Corte di cassazione ha ribadito che gli Stati non possano pretendere l'immunità quando commettono gravi crimini di guerra o crimini contro l'umanità. Ha perciò ha convalidato indennizzi disposti dal Tribunale militare di La Spezia e ha confermato il diritto a rivalersi su beni dello Stato tedesco in Italia, a favore dei familiari delle vittime.

Il ricorso della Germania alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja, formalmente contro lo Stato italiano ma di fatto contro i suoi tribunali, è stato presentato dalla Germania, una dichiarazione firmata anche dal governo italiano, a documentare l'intesa politica dei due governi sull'argomento, il 23 dicembre 2008, dopo l'incontro a Trieste fra Angela Merkel e Silvio Berlusconi.
A tutt'oggi la Germania non riconosce le sentenze italiane, pretendendo di essere protetta dall'immunità statale dalle richieste delle vittime. Il governo di Berlusconi per iniziativa della Germania e in stretta collaborazione con essa ha emesso un decreto con il quale tutte le procedure di pignoramento contro possedimenti tedeschi per il momento sono impedite.
Il rischio è di dover spendere non solo delle belle parole ma anche del denaro, che si deve risarcire. Ora all'Aja i giudici devono stare molto attenti, perchè si decide non solo sulle guerre del passato, ma anche su quelle del presente e del futuro. Ogni singolo cittadino colpito può chiedere in futuro i danni?

ANPI e Istoreco comunque accompagneranno il processo a Verona. Lo svolgimento di questo processo rappresenta un momento di grande importanza anche sotto il profilo della trasmissione della memoria di quei fatti, come elemento di maturazione morale e civile dell’intera comunità. E’ infatti importante che la vicenda processuale non rimanga chiusa ’interno delle sedi giudiziarie ma divenga un luogo di pubblica riflessione, sulla storia come sul diritto.
Si organizzano pullman per famigliari, cittadini e soprattutto per le scuole che sono interessati ad assistere alle udienze veronesi.
Inoltre è stato deciso di documentare in forma di video l’intero svolgimento del procedimento giudiziario, per realizzare un fondo pubblico “Cervarolo”, il più completo possibile, presso il Polo Archivistico gestito da Istoreco, e per creare in un secondo momento un film sulla strage, sul processo, sulla trasmissione della memoria.
Fra milioni di vittime della guerra voluta dai nazisti e fascisti le 24 persone di Cervarolo.
Avevano fra i 16 e 84 anni.
Nessuno sarà dimenticato.

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