Crimini di guerra nazisti negli atti giudiziari del Tribunale militare di La Spezia

di Marco De Paolis*

 

tratto da: "Storia e memoria", n. 1, 2010, rivista dell'Istituto Ligure per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea

 

 

 

Premessa

 

Nei sei anni che vanno dalla primavera del 2002 a quella del 2008, in Liguria, presso il Tribunale militare di La Spezia, si celebrano numerosi processi per crimini di guerra del secondo conflitto bellico mondiale contro cittadini tedeschi ed austriaci, già appartenenti alle SS germaniche o alla Wehrmacht. Alcuni di tali processi costituiscono i più importanti casi giudiziari della storia della nostra giustizia, sia ordinaria che militare, giacché per la gravità dei fatti, per il numero di vittime e di parti civili costituite in giudizio, non vi sono nel nostro Paese precedenti giudiziari che siano comparabili ai processi celebrati a La Spezia fra il 2003 e il 2008. I processi per l’eccidio di Monte Sole - Marzabotto (con oltre ottocento vittime civili e circa centocinquanta parti civili costituite), quello per la strage di Sant’Anna di Stazzema a Lucca, con circa quattrocentosettanta vittime civili; quello per la strage di Civitella in Val di Chiana (più di duecento vittime) o, ancora, quello per gli eccidi di Bardine San Terenzo e Vinca, Massa, con oltre 350 morti tra la popolazione civile, costituiscono infatti gli esempi principali dell’enorme attività giudiziaria sviluppata in quegli anni nell’ufficio giudiziario spezzino[1].

         Questa rilevante attività giudiziaria si inquadra in un più ampio impegno della Procura militare di La Spezia sul tema dei crimini di guerra in Italia, i cui contenuti possono sicuramente dirsi connotati dal requisito della eccezionalità, giacché − valutando globalmente tutto il lavoro giudiziario di indagine compiuto sulla materia dei crimini di guerra in quella sede − si registrano complessivamente oltre quattrocentotrenta procedimenti di indagine istruiti dalla Procura militare di La Spezia dal 1995 al 2008 e ben dodici processi (nel senso di giudizi) conclusi o avviati dal 2003 al 30 giugno 2008, data di cessazione di ogni attività di quell’ufficio a causa della sua soppressione[2].

         Prima di analizzare questa interessante esperienza giudiziaria, tuttavia, è indispensabile chiarire e approfondire il precedente peculiare contesto storico-giudiziario da cui essa ha preso origine, dato che esso costituisce il presupposto indispensabile per comprenderne appieno il valore, i limiti e il significato.

 

Il ritrovamento dei fascicoli a Palazzo Cesi

 

Lo snodo fondamentale per lo sviluppo di questa vicenda è costituito dall’anno 1996: il 1996 segna, per la storia della magistratura militare italiana, un anno di particolare importanza.  

    Si tratta infatti dell’anno in cui si celebra a Roma, presso il Tribunale militare di viale delle Milizie, il primo dei due processi a Erich Priebke per il massacro delle Fosse Ardeatine del marzo 1944, e con esso si apre una lunga e, per certi versi, anomala stagione di processi per crimini di guerra nazisti in Italia[3]. Tale stagione, come si vedrà appresso, vedrà protagonista essenzialmente la Procura militare di La Spezia, per le ragioni che saranno ora brevemente indicate.

          Come si ricorderà, il processo a Erich Priebke fu determinato dall’inaspettata individuazione del criminale nazista in America Latina nel 1994 e dalla riapertura dell’indagine a suo carico che quindi ne conseguì, giacché sul capitano delle SS pendeva, fin dal dopoguerra, un procedimento penale che era rimasto sospeso soltanto a causa della sua latitanza.

         Fu così che, nel 1994, nel corso delle indagini che erano riprese sui fatti delle Fosse Ardeatine e, in specie, nell’ambito della ricerca di specifici documenti dell’epoca utili per il processo, avvenne il noto ritrovamento negli archivi della Procura generale militare di Roma di alcune centinaia di fascicoli contenenti procedimenti penali riguardanti crimini di guerra in danno della popolazione civile italiana, commessi nella quasi totalità da militari tedeschi appartenenti a reparti militari germanici di occupazione tra il 1943 e il 1945. Tale circostanza determinò poi, di lì a breve, la successiva apertura di centinaia di procedimenti penali da parte delle Procure militari della Repubblica su altrettanti fatti di strage per crimini di guerra.

        I fascicoli rinvenuti furono circa un migliaio: essi furono preliminarmente esaminati in modo sommario da una Commissione mista nominata fra esponenti dei due uffici giudiziari militari presso i quali tali fascicoli erano stati rinvenuti (cioè la Procura generale militare presso la Corte militare di Appello e la Procura generale militare presso la Corte di Cassazione, entrambe site in Palazzo Cesi in Roma), distinguendo fra questi, quelli che dovevano essere trasmessi alle singole procure militari competenti per territorio perché contenenti elementi suscettibili di sviluppo processuale (cioè delle vere e proprie notizie di reato) e altri che invece non si riteneva fossero di interesse per un’eventuale indagine[4].

         I fascicoli del primo gruppo, rinvenuti e destinati subito al successivo invio alle procure militari furono in totale 695 e, una volta suddivisi in funzione del locus commissi delicti, furono così ripartiti: 2 alla Procura militare di  Palermo; 4 alla Procura militare di  Bari; 32 alla Procura militare di  Napoli; 87 alla Procura militare di  Padova; 108 alla Procura militare di Verona; 119 alla Procura militare di Torino; 129 alla Procura militare di Roma e 214 alla Procura militare di La Spezia.

         Vedremo più avanti che cosa ne è stato di tutte queste iniziative giudiziarie.

In sostanza, il quadro che si ebbe così a determinare, evidenziò una concentrazione di procedimenti penali segnatamente nell’area geografica dell’Italia centro-settentrionale, con un picco particolare nel territorio della giurisdizione del tribunale militare di La Spezia. In sostanza, soltanto un quarto dei fascicoli riguardavano fatti avvenuti nell’Italia centro-meridionale, mentre i restanti tre quarti si collocavano nell’Italia settentrionale; ma di essi la stragrande maggioranza (ossia, quasi un terzo di tutti i 695 fascicoli e  quasi la metà di quelli dell’Italia settentrionale) furono inviati alla procura militare di La Spezia.

I motivi di questa ripartizione sono facilmente spiegabili.

Anzitutto, le stragi di civili da parte delle truppe tedesche e delle milizie nazifasciste sono da riconnettere all’occupazione territoriale dell’Italia da parte della Germania e alla presenza sul territorio delle sue truppe e di quelle della cosiddetta Repubblica sociale, e in secondo luogo, poi, al ruolo svolto in Italia dalla Resistenza, in rapporto, in specie, alla presenza e al grado di organizzazione delle formazioni partigiane sul territorio.

Le stragi di civili e la moltitudine di singoli episodi di violenza commessi sempre in danno di civili, avvengono infatti nei luoghi ove è in atto l’occupazione nazista dell’Italia e dove sono presenti i reparti della Guardia nazionale repubblicana della Repubblica sociale e dove, di converso, operano le forze della Resistenza. Per tali motivi il fenomeno è praticamente inesistente in varie regioni del Meridione (come la Calabria, la Basilicata, la Sardegna, la Sicilia e la Puglia) dove la liberazione dal nazifascismo è arrivata molto tempo prima rispetto al settentrione d’Italia e, in alcuni casi, anche prima dell’armistizio dell’8 settembre 1943[5]; di fatto, al sud, essa fu presente significativamente soltanto in Campania, Abruzzi e Lazio. Dove, invece, il fenomeno assunse contorni e portata di grande rilievo fu nell’Italia centrosettentrionale, poiché lì era forte e radicata la presenza delle formazioni partigiane e pertanto è lì che i tedeschi condussero una vera e propria “guerra ai civili”[6], fatta di violenze gratuite, torture, uccisioni individuali e massacri di massa contro la popolazione civile italiana.

Quanto, poi, alla peculiare singolarità costituita dalla circostanza che il maggior numero di fascicoli rinvenuti a Palazzo Cesi fosse destinato a pervenire alla procura militare di La Spezia, questo si spiega in rapporto al concorso di due fattori; l’uno di carattere storico e l’altro di ordine meramente giudiziario.

Alla procura militare di La Spezia, prima della sua soppressione, era attribuita la più vasta giurisdizione territoriale d’Italia fra i nove uffici giudiziari militari all’epoca esistenti, giacché essa comprendeva ben quattro regioni (Toscana, Emilia Romagna e parte della Liguria e delle Marche) e ventitré province. Fra di esse, in particolare, vi erano le province toscane ed emiliane sul cui territorio correva la “linea gotica” (o “verde”, come poi ebbe ad essere chiamata dai comandi germanici), ossia quella posizione difensiva fortificata, tracciata lungo la dorsale appenninica della penisola, ove le truppe tedesche in ritirata avevano attestato le proprie linee di difesa nel tentativo di contrastare la avanzata alleata. L’elevata importanza strategica della posizione e, conseguentemente, delle zone ad essa limitrofe, esigeva una particolare cura ed attenzione nell’esercizio del controllo di sicurezza e, dunque soprattutto nella lotta alle “bande” che operavano su quei territori. Il controllo e la sicurezza delle vie di collegamento fra le città occupate e delle comunicazioni in generale, era dunque di vitale importanza per le forze armate tedesche e implicava di conseguenza, – nell’ottica dell’occupante – che nessuna tolleranza potesse essere concessa nei confronti del “nemico”, che doveva essere contrastato e distrutto con ogni mezzo. Di qui scaturisce, evidentemente, la particolare dimensione del fenomeno stragista nelle provincie toscane ed emiliane, sia sotto l’aspetto quantitativo (del numero di episodi di stragi compiute), che sotto quello qualitativo della particolare ferocia e disumanità di azioni criminali consumate.

In queste due regioni, dunque, non solo avvenne il maggior numero di stragi di civili compiute in Italia dalle milizie nazi-fasciste, ma per di più – ed è questo un particolare non trascurabile sia da un punto di vista storico sia da quello giudiziario – fra di esse sono comprese proprio quelle più gravi, sanguinose ed efferate, avuto riguardo sia al numero di vittime, sia alla qualità delle stesse (donne e bambini sotto i quattordici anni) e sia alle modalità feroci ed inumane con le quali tali stragi vennero eseguite.

Per avere una sommaria, ma indicativa, idea delle proporzioni del fenomeno descritto, basterà ricordare al riguardo le principali stragi avvenute su questi territori[7]:

 

Area Toscana:

  • Sant’Anna di Stazzema, Lucca: circa 470 vittime civili, fra cui circa 110  bambini al  di sotto dei 14 anni di età (12 agosto 1944);
  • Bardine San Terenzo-Vinca, Massa: circa 350 vittime civili (19-27 agosto 1944);
  • Stia, Vallucciole, Castagno d’Andrea e altre località limitrofe dell’Appennino toscano: circa 200 vittime civili (13-18 aprile 1944);
  • Civitella val di Chiana, Arezzo, circa 200 vittime civili, (29 giugno 1944);
  • Padule di Fucecchio, Pistoia: circa 184 vittime civili (23 agosto 1944);
  • Cavriglia-Castelnuovo dei Sabbioni, Arezzo: 173 vittime civili (4 luglio 1944);
  • Bergiola Foscalina, Massa: 71 vittime civili, fra cui 40 donne e 17 bambini (16 settembre 1944);
  • Bedizzano, Massa: circa 30 vittime civili (agosto 1944);
  • Niccioleta,  Grosseto : 83 vittime civili (13-14 giugno 1944);
  • Nozzano,  località “la Romagna”, Lucca: circa 75 vittime civili (11 agosto 1944);
  • San Polo di Arezzo: 65 vittime civili  (14 luglio 1944);
  • Certosa di Farneta, Lucca: circa 60 vittime civili (2-10 settembre 1944);
  • Guardistallo, Pisa: 46 vittime civili (29 giugno 1944);
  • Massaciuccoli-Massarosa, Lucca: circa 41 vittime civili fra cui 19 donne e 11 bambini (2-5 settembre 1944);
  • Figline di Prato: 37 vittime civili (6-7 settembre 1944);
  • Pieve S. Stefano-San Sepolcro, Arezzo: circa 34 vittime civili (3-29 agosto 1944);
  • San Giustino Valdarno, località Loro Ciuffenna e l’Orenaccio: 31 vittime civili (6-7 luglio 1944);
  • Ponte Buggianese, Pistoia: circa 26 vittime civili (23 agosto 1944);
  • Mommio-Fivizzano, Massa: circa 20 vittime civili (4-5 maggio 1944);

§       Poppi-Moggiona, Arezzo: 18 vittime civili (7 settembre 1944);

§       Falzano di Cortona, Arezzo : circa 16 vittime civili (26 - 27 giugno 1944);

  • Monte Morello, Firenze: circa 14 vittime civili (10 aprile 1944);

§       Firenze, Istituto farmaceutico militare: 12 vittime civili (5 agosto 1944);

§       Regnano, Casola in Lunigiana, Massa: 13 vittime civili (23 novembre 1944);

  • San Severo, Arezzo: circa 16 vittime civili (14 luglio 1944);
  • Palazzo del Pero, Arezzo: 10 vittime civili (24 giugno 1944).

 

Area emiliana:

  • Marzabotto-Monte Sole, Bologna: circa 800 vittime civili, fra cui circa 316  bambini al di sotto dei 12 anni di età ed oltre 300 donne (29 settembre-5 ottobre 1944);
  • Monchio, Susano e Costrignano (già comune di Montefiorino – oggi Palagano – Modena), Civago-Cervarolo e Villa Minozzo (Reggio Emilia): circa 156 vittime civili, fra cui donne e bambini; 18-20 marzo 1944;
  • Serra di Ronchidosso, Bologna: oltre 100 vittime civili, fra cui 41 donne e 19 bambini al  di sotto dei 14 anni di età  (28-29 settembre 1944);
  • Verghereto, Forlì: circa 96 vittime civili (22-25 luglio 1944);
  • Fossoli, Carpi, Modena: 67 vittime (12 luglio 1944);
  • località “la Bettola”, Casina, Reggio Emilia : 32 vittime civili, fra cui 3  bambini al di sotto dei 10 anni di età e 12 donne (24 giugno 1944) ;
  • Vergato, Bologna: circa 32 vittime civili, fra cui donne e bambini (20 ottobre-14 dicembre 1944);
  • Dovadola-Modigliana, Forlì: circa 24 vittime civili (20 luglio-23 novembre 1944);
  • Casalecchio di Reno, Bologna:  circa 20 vittime civili (8-10 ottobre 1944);
  • Ciano di Zocca, Modena: 20 vittime civili (18 luglio 1944);
  • Branzolino-San Tomè, Forlì: 10 vittime civili (28 agosto-9 settembre 1944) ;
  • S. Cesario sul Panaro-Castelfranco Emilia, Modena: 11 vittime civili (17-18 dicembre 1944);
  • Vecchiazzano, Forlì: 9 vittime civili (7 novembre 1944);
  • Casteldebole, Bologna: 10 vittime civili (31 ottobre 1944);
  • Strà di Nibbiano, Piacenza: 9 vittime civili (30 luglio 1944).

 

Questi dati, se indicano con evidenza la particolare rilevanza del fenomeno dal punto di vista della cronaca storica, al contempo rivelano, però, anche la portata e l’incidenza che esso ha determinato sul versante giudiziario della punizione (mancata) dei crimini di guerra in cui esso, si è di fatto tradotto. In altre parole, centinaia di procedimenti penali per fatti gravissimi, in massima parte concentrati in unico, piccolo, ufficio giudiziario.

 

L’importanza del processo “Priebke”

 

Il 1996, dunque, costituisce un anno di particolare importanza per queste vicende per almeno due ordini di ragioni.

Il processo “Priebke” anzitutto, con la notevole risonanza nazionale ed internazionale che consegue a livello mediatico, risveglia l’attenzione generale da parte dell’opinione pubblica (anche di quella internazionale, e segnatamente quella europea) sul tema delle stragi naziste e sul problema della loro punizione, anche in rapporto all’odierno diritto umanitario.

In secondo luogo, esso suscita anche la ripresa delle singole attività giudiziarie delle Procure militari italiane, e in parte straniere, sui crimini nazisti in Italia durante la seconda guerra mondiale, determinando un interessante evoluzione della giurisprudenza sui crimini di guerra che, oltre ad apportare utili ed opportuni adeguamenti della datata e obsoleta giurisprudenza (militare) al mutato pensiero contemporaneo, offre un serio e concreto contributo all’attualità giudiziaria della repressione dei crimini di guerra contemporanei, giacché consegna all’interprete di oggi uno strumento cognitivo e una chiave ermeneutica assolutamente idonee a risolvere efficacemente le questioni penali che si verificano nei teatri bellici contemporanei.

I due aspetti sono naturalmente in parte connessi l’uno all’altro.

La rinnovata attenzione ai fatti del ’44 (specialmente al caso delle Fosse Ardeatine, all’attentato di via Rasella, alla questione dell’esecuzione degli ordini illegittimi) e la nuova luce che su di essi si riflette dallo svolgimento del processo a Erich Priebke, alimentano in Italia e in Germania una fioritura di studi e di approfondimenti che non restano confinati nell’area esclusiva degli storici e delle accademie universitarie. Esse si riflettono anche sulla giurisprudenza e sulla cultura storico-giudiziaria dei giudici e dei pubblici ministeri militari, che iniziano timidamente a riscoprire un settore di attività che sembrava chiuso e sepolto da tempo.

Venendosi a saldare in una reciproca forma di virtuosa e positiva influenza, la materia dei crimini di guerra e l’evoluzione della giurisprudenza militare, producono in questi anni alcuni risultati positivi di grande rilievo, fra i quali spiccano, ad esempio: la possibilità di costituzione delle parti civili nel processo penale militare (impossibile prima del 1996); la inescusabilità della condotta criminosa in esecuzione di ordini illegittimi anche per soggetti militari agenti di grado non elevato e, infine, la assoggettabilità degli stati stranieri alla giurisdizione di altri stati, attraverso la possibilità di chiamarli in causa quali responsabili civili, per il risarcimento dei danni provocati dal reato che costituisca crimine di guerra, commesso da soggetti già appartenenti alle loro forze armate.

In ordine al primo profilo, il risultato si produce, per l’appunto, proprio nell’ambito del processo “Priebke” nel febbraio 1996, allorché la Corte costituzionale viene investita all’udienza preliminare della questione di legittimità costituzionale dell’art. 270 cpmp. La corte stabilisce il fondamentale principio secondo cui anche nei processi avanti ai tribunali militari deve essere consentita la partecipazione attiva e l’intervento delle persone offese dal reato, alle quali non può più essere negato il diritto a costituirsi in giudizio quali “parti civili”, ossia a partecipare al processo penale e a richiedere all’imputato il risarcimento del danno loro provocato dal reato.  Con la fondamentale sentenza n. 60 del 22 febbraio 1996, quindi, la Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 270, primo e secondo comma, del codice penale militare di pace che impediva alle persone offese di proporre l'azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno davanti ai tribunali militari[8]. È da sottolineare come l’intervento della Corte costituzionale, venga provocato non casualmente proprio in un processo per crimini di guerra, e cioè in un processo nel quale centinaia sono le vittime (e dunque centinaia le persone offese) e nel quale sono coinvolte anche parti civili istituzionali (Governo, Regioni, Comuni, Provincie, associazioni varie). Insomma, l’occasione insolita di giudicare un crimine di guerra offre la possibilità di un importante mutamento nella giurisprudenza, consentendo di parificare i diritti delle parti civili dei processi militari con quelli dei processi ordinari evidenziando agevolmente − anche per la peculiarità della materia (crimini contro l’umanità) – la vetustà della disciplina processuale militare e la disparità di trattamento rispetto al processo comune.

L’importanza di tale sentenza è enorme, poiché con essa cambia volto il processo penale militare, che si avvicina in tutto e per tutto a quello comune, gettando altresì le basi per un positivo successivo sviluppo degli altri processi. Come accadrà, poi, nei numerosi processi che saranno celebrati per le grandi stragi toscane ed emiliane, la possibilità di intervento attivo e diretto delle parti civili (a centinaia, sia private che istituzionali) agevolerà sensibilmente il compito dei giudici e dei pubblici ministeri militari, poiché porrà al fianco dell’accusa nel dibattimento una voce forte, qualificata e stimolante, che si farà sentire in modo decisivo nel processo e che, oltre a chiarire meglio gli aspetti di fatto delle vicende processuali, vivificherà un processo che altrimenti avrebbe corso il rischio di esaurirsi in una semplice raccolta di documenti.

Il secondo aspetto, non meno rilevante del primo, attiene alla mutata considerazione della problematica dell’esecuzione degli ordini (illegittimi). Infatti, con i recenti processi di La Spezia per le grandi stragi di civili di S. Anna, Marzabotto, Civitella e San Terenzo, si afferma un principio che muta radicalmente l’assetto tradizionale dei precedenti processi per crimini di guerra in Italia. Con i noti processi dell’immediato dopoguerra a Reder, Kappler, Wagener, Schmalz, Strauch e agli altri (pochi) criminali di guerra tedeschi, infatti, si era scelto di procedere soltanto nei confronti dei “capi”, trascurando di considerare la posizione degli immediati subordinati nella linea di comando, cioè di coloro che – con la propria attiva e determinante cooperazione – avevano reso possibile il compimento di quelle orrende ed immani tragedie. Orbene, attraverso un’attenta analisi delle singole fattispecie e un’interpretazione più appropriata delle norme sul concorso di persone nel reato, si è giunti a giudicare e punire molti ufficiali e sottufficiali che avevano attivamente preso parte alle operazioni di massacro della popolazione civile italiana nei contesti sopraindicati senza che mai in passato qualcuno si fosse premurato di vagliarne la posizione e, addirittura (come emblematicamente avvenuto nei processi per le stragi di Monte Sole-Marzabotto e di San Terenzo-Vinca) a processarne e condannarne alcuni che, nei precedenti processi per i medesimi fatti, avevano assunto la veste di semplici testimoni[9].  Questa evoluzione interpretativa ha consentito di accertare le responsabilità di numerosi criminali di guerra ancora viventi e ben 35 sono stati gli ergastoli inflitti in cinque anni, a seguito delle indagini svolte dalla procura militare di La Spezia fino a che essa ha potuto svolgere le proprie funzioni. È stato così possibile processare e condannare tanti e tanti carnefici i cui nomi si trovavano scritti nei primi atti di indagine della V Armata statunitense, o del Sib britannico o dei Carabinieri dei comandi territoriali che per primi avevano avviato le prime indagini, sepolte poi nei fascicoli rimasti inerti negli archivi della procura generale militare dopo il 1960.

L’ultimo profilo di rilievo, emergente dalla nuova giurisprudenza militare scaturita dopo il 1996, riguarda in parte anche il diritto internazionale. Sempre con i processi di La Spezia, le parti civili private che da poco avevano trovato asilo nel processo penale militare con la sentenza della Corte costituzionale del febbraio 1996, portano a ulteriori positive conseguenze la rinnovata forma processuale del giudizio penale militare. Nel corso del processo “Milde”, per la strage di Civitella in Val di Chiana (Arezzo), avviene un fatto importante: per la prima volta nella storia giudiziaria, alcune parti civili chiedono al tribunale l’autorizzazione alla citazione in giudizio di uno stato estero (in questo caso, la Repubblica federale di Germania) quale responsabile civile in ordine ai danni provocati con la commissione di crimini di guerra, contro l’umanità, da parte di ex militari (ufficiali e sottufficiali) già appartenenti alle forze armate di quello stato estero.

L’ammissione dell’istanza, decretata dal Tribunale militare di La Spezia il 13 gennaio 2006 alla prima udienza dibattimentale, rappresenta un autentico novum  per la giustizia militare e ha un valore storico assai significativo, poiché per la prima volta un organo di giustizia (sia militare che ordinario), riconosce la sussistenza della giurisdizione italiana in relazione alla domanda risarcitoria promossa in sede penale nei confronti di uno Stato straniero per danni cagionati alla popolazione civile da crimini contro l'umanità commessi da propri esponenti militari, escludendo, in tali casi, l’operatività del principio della immunità dalla giurisdizione penale dello Stato straniero. La questione, che trova ovviamente la ferma opposizione della Germania, trova identica soluzione e conferma nei due successivi gradi di giudizio (appello e cassazione) e attualmente si trova all’esame della Corte internazionale di Giustizia dell’Aja a cui nel frattempo lo stato tedesco si è rivolto sotto il profilo del diritto internazionale. Qualunque sia la risoluzione dei giudici dell’Aja, è indubbio che si tratta di un ulteriore concreto e importante sviluppo giurisprudenziale che proviene dalla medesima origine: i processi militari per crimini di guerra.

In conclusione, deve allora davvero convenirsi sulla enorme potenzialità che il  processo “Priebke” ha avuto sugli ultimi dieci anni di storia giudiziaria militare e che ha, peraltro, solo in parte sviluppato. Da un lato, dunque, a partire dalla metà degli anni novanta si materializza una particolare attenzione dell’opinione pubblica italiana e internazionale sul tema dei crimini di guerra e sui relativi processi ai nazisti responsabili di essi (a cominciare da quello a “Priebke”), e tale effetto mediatico determina, a sua volta, altri due ulteriori e rilevanti effetti: l’uno, consiste nel risveglio generale dell’interesse storico e di attualità per le stragi nazifasciste di civili in Italia, che stimola su questo tema il fiorire di dibattiti, studi, pubblicazioni, convegni e soprattutto induce molte comunità di superstiti e di familiari delle vittime a richiedere alla magistratura militare, attraverso i propri enti territoriali esponenziali (comuni, provincie e regioni), il dovuto accertamento giudiziario delle responsabilità penali per le stragi impunite. L’altro effetto, che è strettamente legato e connesso al precedente, è quello dei riflessi prodotti sulle indagini che nel frattempo si erano riaperte nelle altre procure militari italiane. Sicuramente, in modo indiretto ma significativo, la rilevanza del processo “Priebke” produce positivi stimoli verso le altre indagini in corso presso gli altri uffici giudiziari militari, benché in un primo periodo i risultati concreti non paiono particolarmente apprezzabili.

 

I processi ai nazisti successivi al 1996

 

Il filone processuale che si apre con il processo Priebke procede inizialmente con una certa lentezza, interessando dapprima soltanto due dei nove uffici giudiziari militari all’epoca esistenti[10],  Torino e Verona e, solo successivamente, anche quello di  La Spezia.

Al processo Priebke, infatti, fanno seguito nei quattro anni successivi al ’96 soltanto tre processi: due a Torino e uno a Verona. A Torino, presso il Tribunale militare, vengono giudicati e condannati all’ergastolo, rispettivamente con sentenze del  9.7.1999 e del 15.11.1999, il capitano delle SS (SS-Hauptsturmführer) Theodor Emil Saevecke, responsabile dell'esecuzione di quindici partigiani fucilati in Piazzale Loreto a Milano il 10 agosto 1944 e il tenente colonnello SS (SS-Obersturmbannführer) Siegfried Engel, riconosciuto responsabile delle stragi della Benedicta (147 fucilati fra il 6 e l'11 aprile 1944), del passo del Turchino (59 fucilati il 19 maggio 1944), di Portofino (22 fucilati nella notte fra il 2 e il 3 dicembre 1944) e di Cravasco (20 fucilati il 23 marzo 1945). A Verona, invece, il locale Tribunale militare condanna all’ergastolo il 24.11.2000 la cosiddetta “belva del lager di Bolzano”, il caporale delle SS Michail Seifert, responsabile di numerose feroci torture e dell’uccisione efferata di undici internati del campo di prigionia di Bolzano tra il dicembre 1944 e l’aprile 1945.

Tuttavia, questi tre processi restano per lungo tempo − fino al dicembre 2003 − gli unici concreti risultati derivanti dagli effetti del processo “Priebke” e l’unico prodotto giudiziario scaturito dal ritrovamento dei 695 fascicoli negli archivi di palazzo Cesi a Roma. È solo in un secondo momento, a partire dal 2002, che la giustizia militare riesce ad affrontare il problema con maggior successo. E così, nel quadriennio 2004-2007 inizia una vera e propria stagione giudiziaria di processi che coinvolge tutte le più grandi stragi di civili mai commesse in Italia negli ultimi due secoli (come sopra accennato, Marzabotto-Monte Sole in Emilia Romagna e Sant’Anna di Stazzema in Toscana, solo per ricordare le due principali, quanto a numero di vittime).

Volendo sintetizzare in uno schema l’attività svolta in Liguria anche in rapporto a quello che è accaduto altrove dal dopoguerra ad oggi, possiamo offrire il seguente quadro:

 

  • Processi celebrati da Tribunali militari italiani dal 1946 al 1994 (anno di ritrovamento dei fascicoli a Palazzo Cesi: circa una decina (Reder, Kappler, Schmalz, Strauch, Wagener e altri);
  • Processi celebrati da Tribunali militari italiani (escluso La Spezia) dal 1994 a oggi: 6 (1 a Verona, 3 a Torino e 2 a Roma);
  • Processi celebrati a La Spezia dal 2003 al 2008: 12 [11];
  • Processi celebrati dopo il 2008 (anno della soppressione della procura militare di La Spezia),   4, di cui 3 a Verona, due dei quali provenienti dalla Procura militare di La Spezia e uno da quella di Torino, e 1 a Roma, anch’esso proveniente da La Spezia.

 

  • Indagini complessivamente svolte dalla Procura Militare di La Spezia dal 1994 al 30.06.2008 (data della soppressione dell’ufficio): 435 

o      concluse dal 1994 al 2002: →  122

o      concluse dal 2002 al 2008: →  286

o            in corso al 30.06.2008: →    27.

 

Questa importante attività giudiziaria, attualmente va ormai a concludersi con gli ultimi due grandi dibattimenti attualmente in corso nei Tribunali militari di Verona e Roma (entrambi provenienti dalla procura militare di La Spezia), dove si stanno ora svolgendo, in questi mesi, due processi riguardanti due grandi stragi di civili (sempre compiute nel corso della seconda guerra mondiale). L’una avvenne in Emilia Romagna, sull’Appennino tosco-emiliano ad opera della Divisione corazzata “Hermann Göring” e riguarda gli eccidi di Stia, Vallucciole, Mommio, Monchio, Susano, Cervarolo, e il cui giudizio si trova attualmente nella fase dibattimentale presso il Tribunale militare di Verona; e l’altra in Toscana, nel Padule di Fucecchio, Pistoia, il cui processo è in corso a Roma, dove le udienze dibattimentali inizieranno nel mese di luglio 2010[12]

 

 

*  *  *

 

Appendice:

Schede sui processi celebrati al Tribunale militare di La Spezia dal 2002 al 2008

 

 

  1. SAN CESARIO SUL PANARO (Modena)

 

  1.  
    1. Imputati: SCHIFFMANN  Johannes Karl, nato il 4/7/1909 a  Löbichau (Germania), ten. SS, (SS-Obersturmführer).
    2. Vittime: 11 persone civili non belligeranti.
    3. Imputazione: CONCORSO in VIOLENZA con OMICIDIO CONTRO PRIVATI NEMICI, PLURIAGGRAVATA e CONTINUATA (artt. 61 nn. 1 e 4, 81 cpv., 110, 112 co. 1 nn. 1 e 3, 575, 577 numeri 3 e 4 codice penale, artt. 13 e 185 codice penale militare di guerra; artt. 47 nn. 2 e 3, 58 co. 1  codice penale militare di pace).
    4. Sentenza: Tribunale Militare di La Spezia n. 57 del 17 marzo 2004: non doversi procedere per morte del reo.
    5. Decreto di archiviazione:

§      Decreto GIP 24 aprile 2003, per Cap. HEIDEMANN Richard e Tenente SS RÜDIGER Kurt, per morte del reo;

§      Decreto GIP 15 maggio 2003, per Cap. HINZE Wilhelm August Kurt, per morte del reo.

 

 

  1. CERTOSA DI FARNETA (Lucca)

 

  1.  
    1. Imputati: LANGER  Hermann, nato il 6/11/1919 a Hannsdorf (Germania), ten. SS, (SS-Obersturmführer).
    2. Vittime: 11 persone civili non belligeranti.

3. Imputazione: “CONCORSO in VIOLENZA con OMICIDIO CONTRO PRIVATI NEMICI, PLURIAGGRAVATA e CONTINUATA” (artt. 61 numero 1 e 4, 81 cpv., 110, 112 co.1 n.1 e 3, 575, 577 numeri 3 e 4 codice penale, artt. 13 e 185 codice penale militare di guerra; artt. 58 co. 1-47 nn. 2 e 3 codice penale militare di pace).

4.                                                                            Sentenza:

§       Tribunale Militare di La Spezia: sentenza n. 163 del 10 dicembre 2004: assoluzione;

§       Corte Militare di Appello di Roma: sentenza n. 99 del 24 novembre 2005; su impugnazione del Procuratore Militare, annulla la sentenza di primo grado e condanna l’imputato all’ergastolo;

§       Corte di Cassazione: sentenza n. 1174/06 del 19.10.2006; dichiara  inammissibile il ricorso e conferma la sentenza di condanna all’ergastolo.

 

  1. S. ANNA DI STAZZEMA (Lucca)

 

a. Indagati:

  1.  
    1. GESELE Karl nato ad Riedlingen (D) il 15 agosto 1912, Tenente Colonnello SS, comandante SS Pz. Gr. Regiment 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    2. GALLER  Anton, nato a Marktl Kreis Lilienfeld (Austria) il 30/11/1915, Capitano SS, (SS-Hauptsturmführer), comandante del II Btg., SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    3. CRÜSEMANN Friedrich, nato a Winz (ora Hattingen) il 14 gennaio 1915, comandante 6^ Compagnia, II Btg – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    4. SOMMER Gerhard nato ad Amburgo il 24 giugno 1921, sottotenente (SS-Untersturmführer) comandante 7a Compagnia, II Btg – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    5. SCHOENEBERG Alfred, nato a Bendorf/Koblenz il 28 settembre 1921, SS-Unterscharführer, 7a Compagnia, II Btg – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    6. EGGERT Horst, nato a Stettino il 27 luglio 1925, caporale SS (SS-Sturmann), 8a Compagnia, II Btg - SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    7. KARPINSKI Ernst Aloisius, nato a Zoppot (Danzica) il 10 marzo 1914, 5a Compagnia, II Btg – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    8. LESIAK Rupert, nato a Salisburgo (Austria) il 27 agosto 1920, 5a Compagnia, II Btg – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    9. BRUSS Werner, nato a St. Barbara (Saarbrucken) il 7 aprile 1920, SS-Unterscharführer, 5^ Compagnia, II Btg – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    10. BAUMGART Alfred nato a Wodigehnen il 21 agosto 1924, 6a Compagnia II  Btg – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    11. GLANZNIG Otto, nato a Gmund presso Spittal/Drau (Austria) il 7 gennaio 1912, 6a Compagnia, II Btg - SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    12. OSINGER Kurt, nato a Rossleiten il 26 novembre 1920, 6a Compagnia II Btg  –  SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    13. SCHENDEL Heinrich, nato a Essen/Ruhr il 7 marzo 1922, SS-Unterscharführer  6a Compagnia II Btg  – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    14. SONNTAG Heinrich, nato a Dortmund il 25 maggio 1924, SS-Unterscharführer  6a Compagnia, II Btg – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    15. SEGELKEN Karl, nato a Bremerhaven il 5 agosto 1920, Compagnia Comando del II Btg – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    16. RAUCH Georg, nato a Hohndorf il 31 maggio 1921, Sottotenente (SS-Untersturmführer) c/o Comando II Btg – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    17. GÖRING  Ludwig, nato il 18/12/1923 a Ittersbach (D), SS-Rottenführer (Caporalmaggiore), 6a Compagnia, II Btg. – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    18. PICHLER David, nato a S. Georgen (Austria) il 18 novembre 1920 – SS-Oberscharführer (maresciallo) - II Btg. – SS Pz. Gr. 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    19. GROPLER Karl, nato a Wollin (D) il 29 luglio 1923 – SS-Unterscharführer (sergente), 8a Compagnia, II Btg. SS Panzergrenadier Regiment 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”;
    20. CONCINA Alfred, nato il 25 marzo 1919  in Oelsnitz (D),  SS-Unterscharführer (sergente), 7a Compagnia, II Btg. SS Panzergrenadier Regiment 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS;
    21. RICHTER  Horst, nato il 8 novembre 1921 a Berlino (D), SS-Unterscharführer (sergente) 5a Compagnia, II Btg. – SS Panzergrenadier Regiment 35 – 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS;
    22. LOHMANN  Alfred, nato a Bremen (D) il 27 aprile 1920, Soldato, II Btg., 16a Div. SS Panzer-Grenadier-Regiment 35 “Reichsführer“ SS;
    23. LEIBßLE Walter Alfred, nato a Obertürkheim, (ora Stoccarda – D) il 1° maggio 1922 – SS- Unterscharführer, 5a Comp. II Btg., 16a Div. SS Panzer-Grenadier-Regiment 35 “Reichsführer“ SS;
    24. SASSE Theodor, nato a Wernigerode (D) il 16 maggio 1923, SS-Untersturmführer- (Sten), comandante 5a Comp. 16a Div. SS Panzer-Grenadier-Regiment 35 “Reichsführer“ SS, II Btg.

 

  1.  
    1. Imputati: 

1. SOMMER Gerhard, sottotenente (SS-Untersturmführer);

2. SCHÖNEBERG Alfred, sergente (SS-Unterscharführer);

3. GÖRING Ludwig, nato il 18.12.1923 a Ittersbach (D), cpm (SS-Rottenführer);  

4. BRUSS Werner, sergente (SS-Unterscharführer);

5. SCHENDEL Heinrich, sergente (SS-Unterscharführer);

6. SONNTAG Heinrich, sergente (SS-Unterscharführer);

7. RAUCH Georg, Sottotenente (SS-Untersturmführer);

8. CONCINA Alfred, nato il 25/3/1919  in Oelsnitz (D), Unterscharführer (sergente);

9. GROPLER  Karl, nato il 29/7/1923  a Wollin  (D), Unterscharführer (sergente);

10. RICHTER  Horst, nato il 8/11/1921  a Berlino (D),  Unterscharführer (sergente).

 

c. Vittime: circa 470 persone civili non belligeranti.

 

d. Imputazione: “CONCORSO in VIOLENZA con OMICIDIO CONTRO PRIVATI NEMICI PLURIAGGRAVATA CONTINUATA” (artt. 81 cpv. - 61 nn. 1 e 4 - 110 - 112 co. 1 nn. 1 e 3, 575, 577 nn. 3 e 4 cp; artt. 47 nn. 2 e 3 – 58 co. 1 cpmp; artt. 13 e 185 cpmg).

 

e. Sentenza:

§      Tribunale Militare di La Spezia - sentenza n. 45 del 22 giugno 2005;

§      Corte Militare di Appello di Roma - sentenza n. 65 del 21 novembre 2006, su impugnazione delle Difese degli imputati : conferma la sentenza di primo grado di condanna degli imputati all’ergastolo;

§      Corte di Cassazione – sentenza n.4060 del 08.11.2007 : conferma la sentenza di condanna all’ergastolo.

 

f. Decreti di archiviazione:

§       Decreto archiviazione GIP 23.04.2003 – estinzione del reato per morte reo - nei confronti di GESELE Karl, CRÜSEMANN Friedrich, KARPINSKI Ernst Aloisius, LESIAK Rupert, OSINGER Kurt e SEGELKEN Karl;

§       Decreto archiviazione GIP 20.05.2003 – estinzione del reato per morte reo - nei confronti di GALLER Anton e LEIBßLE Walter Alfred;

§       Decreto archiviazione GIP 21.05.2003, nei confronti di LOHMANN  Alfred e SASSE Theodor;

§       Decreto archiviazione GIP 31.03.2005, nei confronti di PICHLER David;

§       Decreto archiviazione GIP 01.12.2003, nei confronti di EGGERT Horst, per  estinzione del reato per morte reo.

 

  1. FALZANO di CORTONA  (Arezzo)

 

a. Imputati: 

1) STOMMEL Herbert, nato a Colonia (Germania) il 20 settembre 1918, Maggiore dell’Esercito tedesco, già appartenente al 818° Battaglione Pionieri da Montagna (Gebirgs-Pionier-Bataillon 818);

2) SCHEUNGRABER Josef Eduard, nato a Monaco Baviera (Germania) il 8 settembre 1918, Tenente dell’Esercito tedesco già appartenente al 818° Battaglione Pionieri da Montagna (Gebirgs-Pionier-Bataillon 818).

 

b. Vittime: circa 16 persone civili non belligeranti.

 

c. Imputazione: “CONCORSO in VIOLENZA con OMICIDIO CONTRO PRIVATI NEMICI PLURIAGGRAVATA CONTINUATA” (artt. 81 cpv. - 61 nn. 1 e 4 - 110 - 112 co. 1 nn. 1 e 3, 575, 577 nn. 3 e 4 cp; artt. 47 nn. 2 e 3 – 58 co. 1 cpmp; artt. 13 e 185 cpmg).

 

d. Sentenza:

1.   Tribunale Militare di La Spezia - sentenza n. 43 del 28 settembre 2006 : condanna all’ergastolo per tutti gli imputati;

2.   Corte Militare di Appello di Roma - sentenza n. 37 del 13 novembre 2007; su impugnazione delle Difese degli imputati: conferma la sentenza di primo grado di condanna degli imputati all’ergastolo;

3.   Corte di Cassazione – sentenza n. 1320/08 del 11.11.2008 : conferma la sentenza di condanna all’ergastolo.

 

 

       5.  CIVITELLA, CORNIA, SAN PANCRAZIO (Arezzo)

 

a. indagati:

1)    HUMBERT Gustav, nato il 29.09.1910 a Dammensdorf (Germania);

2)    KLEINE Sextro Franz Josef, nato il 07.04.1915 a Laggenbeck kreis Tecklenburg;

3)    GRÜN Werner, nato il 23.11.1913 a Hamburg (Germania);

4)    MOLDENHAUER Otto, nato il 03.11.1917 a Mölln (Germania);

5)    BARZ Heinz, nato il 24.051915 a Torgau (Germania);

6)    DEUSSEN Johann, nato il 07.10.1912 a Düsseldorf (Germania);

7)    STOLLEISEN Karl, nato il 21.01.1915 a Bad Pirmasens (Germania;

8)    MATTHES Rolf Richard, nato il 15.05.1923 a Chemnitz (Germania);

9)    ROHL Erwin, nato il 28.05.1919 a Berlino (Germania);

10) LINDEMANN Hermann, nato il 12.04.1913 a Berlino (Germania);

11) MILDE Max Josef, nato il 20.11.1922 a Niederhermsdorf (Germania);

12) ZICKNER Paul, nato il 07.01.1919 a Zscherben (Germania);

13) POETTER Horst, nato il 30.07.1918 a Essen (Germania);

14) FLACHBERGER Hubert, nato il 02.11.1917;

15) MATTHES Wilfried, nato il 23.03.1926 a Eppendorf (Germania);

16) BOTTCHER Siegfried, nato il 28.03.1921 a Berlino (Germania).

 b. Imputati: 

1.    STOLLEISEN Karl, nato il 21.01.1915 a Bad Pirmasens (Germania) Sottotenente (Leutnant), Vicecomandante Polizia Militare Motorizzata 1000 (Stellvertretender Kommandant der Feldgendarmerie mot. 1000) Divisione Paracadutisti Corazzati (Fallschirm-Panzer-Division) „Hermann Göring”;

2.    BÖTTCHER Siegfried, nato il 28.03.1921 a Berlino (Germania), Tenente (Oberleutnant), Comandante Compagnia Pronto Intervento “Vesuv” (Chef der Alarmkompanie “Vesuv”), del Reparto Rifornimenti dei Paracadutisti Corazzati (Fallschirm-Panzer-Nachschub-Truppen) H.G. della Divisione Paracadutisti Corazzata (Fallschirm-Panzer-Division) “Hermann Göring”;

3.    MILDE Max Josef, nato il 20.11.1922 a Niederhermsdorf (Germania), Sergente (Unteroffizier), appartenente alla Banda Musicale (Musikkapelle) della Divisione Paracadutisti Corazzati (Fallschirm-Panzer-Division) “Hermann Göring”.

 

c. Vittime: circa  200  persone civili non belligeranti.

 

d. Imputazione: “CONCORSO in VIOLENZA con OMICIDIO CONTRO PRIVATI NEMICI PLURIAGGRAVATA CONTINUATA” (artt. 81 cpv. - 61 nn. 1 e 4 - 110 - 112 co. 1 nn. 1 e 3, 575, 577 nn. 3 e 4 cp; artt. 47 nn. 2 e 3 – 58 co. 1 cpmp; artt. 13 e 185 cpmg).

 

e. Sentenza:

- Tribunale Militare di La Spezia - sentenza n. 49 del 10 ottobre 2006: condanna all’ergastolo per l’unico imputato rimasto in vita (Milde); non doversi procedere per morte del reo per gli altri;

- Corte Militare di Appello di Roma - sentenza del 18 dicembre 2007; su impugnazione delle Difese degli imputati: conferma la sentenza di primo grado di condanna degli imputati all’ergastolo;

- Corte di Cassazione – sentenza n. 1072 del 21.10.2008: conferma la sentenza di condanna all’ergastolo.

 

f. Decreti archiviazione:

§       Decreto archiviazione GIP per estinzione del reato per morte reo nei confronti di : HUMBERT Gustav, KLEINE Sextro Franz Josef, GRÜN Werner, MOLDENHAUER, BARZ Heinz, DEUSSEN Johann, STOLLEISEN Karl, MATTHES Rolf Richard, ROHL Erwin, LINDEMANN Hermann, ZICKNER Paul, POETTER Horst, FLACHBERGER Hubert;

§       Decreto archiviazione GIP per insufficienza di elementi probatori per MATTHES Wilfried.

 

 

       6.  BRANZOLINO  -  SAN TOMÈ (Forlì)

 

a. Imputati: NORDHORN Heinrich, nato ad Hattingen (Germania) il 12.11.1919,  sottotenente (Leutnant) Wehrmacht.

 

b. Vittime: 10  persone civili non belligeranti.

 

c. Imputazione: “VIOLENZA con OMICIDIO in DANNO di CITTADINI ITALIANI, PLURIAGGRAVATA CONTINUATA, in CONCORSO” (artt. 61 nn. 1 e 4, 81 cpv., 110, 112 co. 1 nn. 1 e 3, 575, 577 numeri 3 e 4 codice penale; artt. 13,185 co. 1 e 2 codice penale militare di guerra; artt. 47 nn. 2 e 3, 58 co. 1 codice penale militare di pace).

 

d. Sentenza:

- Tribunale Militare di La Spezia - sentenza n. 50 del 3 novenbre 2006: condanna all’ergastolo per l’unico imputato rimasto in vita (Nordhorn);

- Corte Militare di Appello di Roma - sentenza n. 71/08 del 4 dicembre 2007; su impugnazione delle Difese degli imputati: conferma la sentenza di primo grado di condanna dell’imputato all’ergastolo;

- Corte di Cassazione – sentenza n. 1147/08 del 17.09.2008 : conferma la sentenza di condanna all’ergastolo.

 

 

7.  MONTE SOLE: MARZABOTTO, GRIZZANA MORANDI, MONZUNO (Bologna)

 

a.   Imputati:

1.     ALBERS Paul, cl.1919, Untersturmführer (Sottotenente SS), Aiutante di Battaglione;

2.        BAUMANN Josef, cl. 1925, SS-Unterscharführer (Sergente SS) comandante di squadra;

3.        BECKER Hermann, cl.1920, SS-Unterscharführer (Sergente SS) comandante di squadra;

4.       BICHLER Hubert, cl.1920, SS-Oberscharführer (M.llo Ord. SS), comandante di plotone;

5.        EBERT Werner, cl. 1925, SS-Sturmann (Caporale SS);

6.        JÄHNERT Martin Otto, cl. 1921, SS-Unterscharführer (Sergente SS), c.te sq;

7.      KUSTERER Willi, cl. 1922, SS-Unterscharführer (Sergente SS), comandante di squadra;

8.       ROITHMEIER Max, cl. 1922, SS-Unterscharführer (Sergente SS), comandante plotone;

9.      SCHNEIDER Adolf, cl. 1920, SS-Hauptscharführer (M.llo Capo), comandante plotone;

10.                 SCHNEIDER Max, cl. 1925, SS-Unterscharführer (Sergente SS) comandante di squadra;

11.                TIEGEL Otto E., 1923, SS-Rottenführer (Caporal Maggiore SS) comandante di squadra;

12. TRÄGER Heinz, cl. 1923, SS-Unterscharführer (Sergente SS) comandante di squadra;

13. WACHE Georg,  cl. 1921, SS- Unterscharführer (Sergente SS);

14.SPIELER Kurt, cl. 1926 5^ Cp SS-Schütze (soldato SS);

15.  GUDE Walter, cl. 1926, 2^ Cp SS-Schütze (soldato SS);

16.  SCHENK Karl Rudolf Maria, cl.1922, SS-Unterscharführer (Sergente SS);

17.                 TRAUSNER Helmut, cl.1924, SS-Unterscharführer (Sergente SS);

18.MICHAELIS Helmut, cl. 1924, SS-Unterscharführer (Sergente SS);

19.                 WULF Helmut, cl.1923 SS-Unterscharführer (Sergente SS);

20.  FINSTER Günther, cl.1925 SS-Rottenführer (Sergente SS);

21. STOCKINGER Franz, cl.1926  SS-Schütze (soldato SS);

22.    PIEPENSCHNEIDER Albert, cl.1924, SS-Sturmann  (caporale SS);

23.    SZILLAT Werner, cl.1922, SS-Obersturmführer (Tenente SS) comandante 2a compagnia;

24.   MEIER Albert, cl. 1923, SS-Sturmann  (caporale SS).

 

b.   Vittime: circa 800 persone civili, quasi tutte non belligeranti.

 

c.   Imputazione: CONCORSO in VIOLENZA con OMICIDIO CONTRO PRIVATI NEMICI, PLURIAGGRAVATA e CONTINUATA (61 nn. 1 e 4 - artt. 81 cpv. - 110 - 112 co. 1 nn. 1 e 3, 575, 577 nn. 3 e 4 codice penale; artt. 13 e 185 co. 1 e 2 codice penale militare di guerra; artt. 47 nn. 2 e 3 – 58 co. 1 codice penale militare di pace.

 

d.   Sentenza: Tribunale Militare di La Spezia 13.01.2007 - condanna all’ergastolo per:

 

1.    ALBERS Paul, Untersturmführer (Sottotenente SS), Aiutante di Battaglione;

2.    BAUMANN Josef, SS-Unterscharführer (Sergente SS) comandante di squadra;

3.    BICHLER Hubert, SS-Oberscharführer (M.llo Ord. SS), comandante di plotone;

4.    ROITHMEIER Max, SS-Unterscharführer (Sergente SS), comandante di plotone;

5.    SCHNEIDER Adolf, SS-Hauptscharführer (M.llo Capo), comandante di plotone;

6.    SCHNEIDER Max, SS-Unterscharführer (Sergente SS), comandante di squadra;

7.    TRÄGER Heinz,  SS-Unterscharführer (Sergente SS) comandante di squadra;

8.    WACHE Georg,  SS- Unterscharführer (Sergente SS);

9.    SPIELER Kurt, SS-Schütze (soldato SS);

10. WULF Helmut, SS-Unterscharführer (Sergente SS);

 

Tribunale Militare di La Spezia 13.01.2007 - assoluzione  per:

11. BECKER Hermann, SS-Unterscharführer (Sergente SS), comandante di squadra;

12. KUSTERER Willi, SS-Unterscharführer (Sergente SS), comandante di squadra;

13. TIEGEL Otto Erhart, SS-Rottenführer (Capor. Magg. SS) comandante di squadra;

14. GUDE Walter, SS-Schütze (soldato SS);

15. FINSTER Günther, SS-Rottenführer (Sergente SS);

16. STOCKINGER Franz, SS-Schütze (soldato SS);

17. PIEPENSCHNEIDER Albert,  SS-Sturmann  (caporale SS).

 

Tribunale Militare di La Spezia  08.06.2006 - sentenza proscioglimento: 

  1. EBERT Werner,  SS-Sturmann, Caporale SS  (morte reo).

 

Tribunale Militare di La Spezia 24.10.2006 - sentenza assoluzione:

19. TRAUSNER Helmut,  SS-Unterscharführer (Sergente SS).

 

Tribunale Militare di La Spezia 24.10.2006  - sentenza proscioglimento:  

20. JÄHNERT Martin Otto, SS-Unterscharführer (Sergente SS), comandante di squadra -morte reo.

 

GUP/TM-La Spezia 13.04.2006: sentenza proscioglimento:

21. SCHENK Karl Rudolf Maria, SS-Unterscharführer (Sergente SS).

 

Decreto archiviazione Gip:

 

22. MICHAELIS Helmut,  SS-Unterscharführer - Sergente SS, (morte reo);

23. SZILLAT Werner, SS-Obersturmführer (Tenente SS) Comandante Compagnia (morte reo);

24. MEIER Albert, cl. 1923, SS-Sturmann  - caporale SS (morte reo).

 

 

       8.  SAN  POLO  (AREZZO)

 

a.1 indagati:

1.             EWERT  Wolf, nato il 31/7/1905 a Stralsund (Germania), Ten. Col. c/o 94a Div. Ftr;

2.                ROTHENSTEIN Helmut Karl Fritz, nato il 1/2/1920 a Naumburg (Germania), militare c/o Stabskompanie Grenadier-Regiment;

3.                SALINGA Gerhard Wilhelm, nato il 25/11/1920 a Koenigsberg (Germania), militare c/o Stabskompanie Grenadier-Regiment;

4.               KÖHLER Rudolf, nato a Thonhausen il 6/4/1909, ivi residente; militare c/o Regimentstab - Stabskompanie Grenadier-Regiment 274a (Stato Maggiore del Reggimento – Cp. Q.G. Regg. Granatieri 274a);

5.                RIEGER  Paul, nato a Reinschdorf il 8/4/1924; militare c/o Stab III, 9 bis 12 Kompanie, Grenadier-Regiment 274a (Stato Maggiore Reggimento);

6.                PLUMER  Hans, nato il 23/8/1917, m.llo c/o 274° Reggimento Granatieri Wehrmacht;

7.              TENSFELD Willi Heinrich Christ, nato il 27/1/1893 a Bornhoevel (Germania), Gen. SS;

8.               KNEISSL  Anton, nato il 28/04/1922  a Königsberg (D) - Sergente;

9.              PLATT Ernest, nato il 28/09/1917 a Naumburg  Soldato - 71° P.D. Infanterie Regiment;

10.       NACHTWEIL Willken, nato il 02/11/1918, Sergente c/o 71° P.D. Infanterie Regiment;

11.      BUCHLLY Paul, nato il 07/07/1914 - Soldato c/o 3 Div. 29 Infanterie Regiment, 3a cp;

12.         CIBSOSSES   Andrei, nato il 16/09/1921 -  Soldato -  7a cp. 2° Labour Regiment;

13.         STENACNECH Strachnich, nato il 17/05/1923 Soldato  -  7a cp. 2° Labour Regiment;

14.        FACHELJEVK  Pietroff,  nato l’11/01/1913 – Soldato  -  7a cp. 2° Labour Regiment;

15.          TREFIMOF   Nan, nato il 12/07/1908 -  Soldato  -  7a cp. 2° Labour Regiment;

16.          STERNAGFEN  Friedrich;

17.       VOGT Josef, nato il 23.10.1924 a Patschkau (Germania), caporalmaggiore, Plotone Pionieri del 274° Rgt. Granatieri.

 

a.2 imputati:

1)   KONRAD Klaus, nato il 22.12.1914 a Berlino (D), Sottotenente, Ufficiale di Stato Maggiore del 274° Rgt. Granatieri;

2)   HANTSCHK Herbert, nato il 3.07.1920 a Vienna (A), Ufficiale della Compagnia di Stato Maggiore del 274° Rgt. Granatieri, con il grado di, comandante del plotone “Trasmissioni”.

 

  1.  
    1. Vittime:   65 persone civili non belligeranti.

 

  1.  
    1. Imputazione: CONCORSO in VIOLENZA CON OMICIDIO CONTRO PRIVATI NEMICI, PLURIAGGRAVATA e CONTINUATA” (artt. 61 nn. 1 e 4, 81 cpv., 110, 112 co. 1 nn. 1 e 3, 575, 577 numeri 3 e 4 codice penale; artt. 13, 186 e 187 co. 1° e 2° codice penale militare di guerra; artt. 47 nn. 2 e 3, 58 co. 1  codice penale militare di pace).

 

  1.  
    1. Sentenza:

1.   Tribunale Militare di La Spezia n. 42 del 27 settembre 2006, non doversi procedere per morte del reo;

2.   Tribunale Militare di La Spezia n. 4 del 26 febbraio 2007  : assoluzione dell’unico imputato rimasto in vita.

 

  1.  
    1. Decreti di archiviazione:

1.   Decreto archiviazione GIP 27.02.2006 per VOGT Josef, caporalmagg. Plot. Pionieri Grenadier-Regiment 274a Wehrmacht;

2.   Decreto archiviazione GIP 21.01.2005 per morte del reo, per:

EWERT Wolf, ROTHENSTEIN Helmut Karl Fritz, SALINGA Gerhard Wilhelm, KÖHLER Rudolf, RIEGER Paul, PLUMER Hans, TENSFELD Willi Heinrich Christ, KNEISSL Anton, PLATT Ernest, NACHTWEIL Willken, BUCHLLY Paul, CIBSOSSES   Andrei, STENACNECH Strachnich, FACHELJEVK  Pietroff,  TREFIMOF Nan, STERNAGFEN  Friedrich.

 

       9.  GROTTA  MAONA  (Pistoia)

 

a.         Imputati: MICHELSEN Hans Dietrich, nato il 22.08.1914 a Bad Harzburg (Germania);

b.          Vittime: 4 persone civili non belligeranti;

c.          Imputazione: CONCORSO in VIOLENZA con OMICIDIO CONTRO PRIVATI NEMICI, PLURIAGGRAVATA, CONTINUATA e in CONCORSO FORMALE (artt. 61 nn. 1 e 4, 81, 110, 112 co. 1 nn. 1 e 3, 575, 577 numeri 3 e 4 codice penale, artt. 13 e 185 codice penale militare di guerra; artt. 47 nn. 2 e 3, 58 co. 1  codice penale militare di pace) in località Grotta Maona di Montecatini (provincia di Pistoia) in  data 11 agosto 1944;

d.          Sentenza:

- Tribunale Militare di La Spezia - sentenza n. 6 del 12 febbraio 2008;

- Corte Militare di Appello di Roma - sentenza del 12 marzo 2009, su impugnazione delle Difese degli imputati : assoluzione - annulla la sentenza di primo grado di condanna dell’imputato all’ergastolo.

 

 

10. CASALECCHIO di RENO (Bologna)

 

a.    Imputati: SCHMIDT Manfred, nato il 22/10/1912 in Glauchau / Sassonia (D), Capitano SS (SS-Hauptsturmführer) del Reparto Corazzato 16, 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”.

 

b.                                                                                              Vittime: circa 20 persone civili non belligeranti.

 

c.    Imputazione: “CONCORSO in VIOLENZA con OMICIDIO CONTRO PRIVATI NEMICI, PLURIAGGRAVATA e CONTINUATA” (art. 61 nn. 1 e 4 - artt. 81 cpv. - 110 - 112 co. 1 nn. 1 e 3, 575, 577 nn. 3 e 4 codice penale; artt. 13 e 185 co. 1 e 2 codice penale militare di guerra; artt. 47 nn. 2 e 3 – 58 co. 1 codice penale militare di pace).

 

d.    Sentenza: Tribunale Militare di Verona n. 36 del 11 giugno 2009: non doversi procedere per morte del reo  (NB – dibattimento aperto e iniziato a La Spezia);

Decreto archiviazione;

Decreto archiviazione GIP 04.02.2009: Generale Div. (SS-Gruppenführer) Max SIMON, comandante della 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS e Tenente Colonnello SS, (SS - Obersturmbannführer), Helmut Wilhelm LOOS, Ufficiale di SM Ic (addetto alle informazioni e controspionaggio) presso la 16. SS Panzergrenadier Division “Reichsführer – SS”) per estinzione del reato per morte reo.

(Nb – dibattimento aperto e iniziato a La Spezia)

 

 

10.   SAN TERENZO  -  VINCA (Massa)

 

a.    Imputati:

 

1. ALBERS Paul, nato il 13/09/1919 a Bonn  (Germania), SS - Untersturmführer (Sottotenente SS), Aiutante Maggiore di Battaglione;

2. BICHLER Hubert, nato il 01/12/1920 in Hall in Tirol (Austria), SS-Oberscharführer (M.llo Ord. SS), C. te plotone;

3. BAUMANN  Josef, nato il 25/06/1925 in Grafenwiesen/Baviera (Germania), SS - Unterscharführer (SS-Uscha), Comandante di Squadra;

4. KUSTERER Wilhelm Ernst, nato il 8/02/1922 a Salmbach/Baden-Württenberg (Germania), SS - Unterscharführer (SS-Uscha) , Comandante di Squadra;

5. ROITHMEIER Max, nato il 01/02/1922 in Vohburg an der Donau/Baviera  (Germania), SS - Unterscharführer  (SS-Uscha), Comandante di Squadra;

6. RÖSLER Arnold, nato il 25/01/1921 a Görigk/Spremberg (Germania), SS - Unterscharführer  (SS-Uscha), Comandante di Squadra;

7. SCHNEIDER Adolf, nato il 26/04/1920 a Wilgartswiesen/Renania-Palatinato (Germania), SS - Hauptscharführer (SS-Hscha), Comandante di Plotone;

8. SCHNEIDER Max, nato il 01/10/1925  a Berlino (Germania), SS-Unterscharführer  (SS-Uscha), Comandante di Squadra;

9. TRÄGER Heinz Fritz, nato il 09/08/1923 in Zeulenroda circondario di Greiz/Turingia (Germania), SS - Unterscharführer  (SS-Uscha), Comandante di Squadra;

10. WAAGE Walter, nato il 13/12/1921 a Bleicherode Harz (Germania), SS - Unterscharführer  (SS-Uscha) – Comandante di Squadra;

11. WACHE  Georg, nato  il  03/10/1921   in   Alt-Weistritz/Slesia  (D), SS-Unterscharführer  (SS-Uscha),  Comandante di Squadra;

12. WULF Helmut, nato il 14/10/1923 a Dortmund (Germania), SS - Unterscharführer  (SS-Uscha), Comandante di Squadra.

 

b.    Vittime: circa 350 persone civili non belligeranti.

 

c.     Imputazione:

CONCORSO in VIOLENZA con OMICIDIO CONTRO PRIVATI NEMICI PLURIAGGRAVATA CONTINUATA (artt. 81 cpv. - 61 nn. 1 e 4 - 110 - 112 co. 1 nn. 1 e 3, 575, 577 nn. 3 e 4 cp; artt. 47 nn. 2 e 3 – 58 co. 1 cpmp; artt. 13 e 185 cpmg).

 

Fatti commessi in varie località della provincia di Massa  e in varie giornate tra il 19 e il 27 agosto 1944.

 

 I) per:

ALBERS Paul, BICHLER Hubert, BAUMANN Josef, KUSTERER Wilhelm Ernst, ROITHMEIER Max, SCHNEIDER Adolf,  SCHNEIDER Max,  TRÄGER Heinz Fritz e WULF Helmut:

A) episodi di: Bardine  San Terenzo - San Terenzo Monti  - Tendola  - Valla; 19 agosto 1944;

B) episodi di: Gragnola – Monzone - Equi Terme - Tendola - Tenerano - Gallogna - Viano -     Bardine  San Terenzo - Cecina - Vezzanello - Corsano - Guadine - Vinca; 24,  25  e  27 agosto 1944;

 

II) per:

RÖSLER Arnold e WAAGE Walter:

episodi di: Gragnola - Monzone - Equi Terme - Tendola - Tenerano - Gallogna - Viano - Bardine  San Terenzo - Cecina - Vezzanello - Corsano - Guadine – Vinca; 24,  25  e  27 agosto 1944.

 

d.    Sentenza: Tribunale Militare di Roma del 26 giugno 2009:

 

                  condanna all’ergastolo per:

 

  1. ALBERS Paul, Untersturmführer (Sottotenente SS), Aiutante di Battaglione;
  2. BAUMANN Josef, SS-Unterscharführer (Sergente SS) comandante di squadra;
  3. BICHLER Hubert, SS-Oberscharführer (M.llo Ord. SS), comandante di plotone;
  4. SCHNEIDER Adolf, SS-Hauptscharführer (M.llo Capo), comandante di plotone;
  5. SCHNEIDER Max, SS-Unterscharführer (Sergente SS), comandante di squadra;
  6. TRÄGER Heinz,  SS-Unterscharführer (Sergente SS) comandante di squadra;
  7. WULF Helmut, SS-Unterscharführer (Sergente SS);
  8. RÖSLER Arnold, SS - Unterscharführer  (SS-Uscha), Comandante di Squadra;

i. Sentenza proscioglimento per morte del reo per:

  1. ROITHMEIER Max, SS-Unterscharführer (Sergente SS);
  2. WACHE  Georg, SS-Unterscharführer,  (Sergente SS);

i. Sentenza assoluzione per:

  1. WAAGE Walter, SS-Unterscharführer (Sergente SS).

(NB: dibattimento aperto e iniziato a La Spezia).

 





[1]          * Magistrato militare dal febbraio 1988, Marco De Paolis dal 2002 al 2008 ha diretto la Procura militare di La Spezia occupandosi di oltre quattrocento procedimenti per crimini di guerra. Pubblico Ministero nei processi per le più gravi stragi di civili in Italia (Marzabotto, S. Anna di Stazzema, Civitella, San Terenzo–Vinca, San Polo, Casalecchio), è attualmente Procuratore militare della Repubblica di Roma. Autore di vari saggi in materia di crimini di guerra, è presidente dell’Associazione nazionale magistrati militari.

 

                  [1] Questi processi si sono svolti negli anni che vanno dal 2004 al 2007: quello per la strage di Sant’Anna di Stazzema, Lucca, si concluse il 22 giugno 2005 con la condanna all’ergastolo di tutti e dieci gli imputati; quello per la strage di Civitella in Val di Chiana, Arezzo, il 10 ottobre 2006 con la condanna all’ergastolo dell’unico imputato rimasto in vita; quello per la strage di Marzabotto-Monte Sole, Bologna, il 13 gennaio 2007 con la condanna all’ergastolo di dieci dei diciotto imputati portati a giudizio; e quello per i fatti di Bardine San Terenzo e Vinca, Massa, invece, fu iniziato a La Spezia ove fu aperto il dibattimento nel giugno 2008, ed è stato poi successivamente concluso a Roma nel 2009 con la condanna all’ergastolo di nove dei dieci imputati rimasti in vita.



[2]          La soppressione della Procura militare e del Tribunale militare di La Spezia fu disposta, unitamente alla soppressione di altre cinque sedi giudiziarie militari, con la legge (finanziaria) 24.12.2007, n. 244, all’art. 2, commi 603, 604, 605, 606, 607, 608, 609, 610, 611, 612, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)”.



[3]          Erich Priebke, capitano delle SS appartenente nel ’44 al IV Reparto di Polizia di Sicurezza tedesca della piazza di Roma (Aussenkommando Rom der Sicherheitspolizei und des SD), fu processato due volte dalla giustizia militare in relazione all’eccidio delle Fosse Ardeatine in Roma. La prima volta, con sentenza del Tribunale militare di Roma del 1° agosto 1996 e il giudizio si concluse con il non luogo a procedere per prescrizione del reato; di tale sentenza però, fu dichiarata la nullità dalla Corte di Cassazione il 15 ottobre 1996. La seconda volta, il 22 luglio 1997, sempre dal Tribunale militare di Roma che lo condannò a quindici anni di reclusione. Anche questa sentenza, però, fu successivamente corretta e la Corte militare di Appello di Roma la riformò il 7 marzo 1998 infliggendo a Priebke la pena dell’ergastolo, pena che è tuttora in corso di esecuzione.



[4]          Questi ultimi fascicoli (in tutto 273), si riferivano ad analoghi fatti di omicidio o violenza commessi nei medesimi contesti (bellici) di quelli relativi agli altri fascicoli trasmessi alle procure militari, ma in un primo tempo non furono inviati ad esse perché ritenuti dalla Commissione mista non suscettibili di positivo sviluppo di indagine a causa della estrema genericità e scarsezza degli elementi informativi in essi contenuti. In un secondo momento, però, allorché di essi si occupò negli anni 2004-2005 la Commissione parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, di cui alla legge 15 maggio 2003, n. 107,  tali fascicoli vennero trasmessi alle procure militari in parte dalla Procura generale militare presso la Corte di Cassazione e in parte dal Consiglio della Magistratura militare.



[5]          L’invasione e la liberazione della Sicilia, come è noto, inizia il 10 luglio 1943 con lo sbarco degli alleati nel golfo di Gela e a Siracusa



[6]          L’espressione, ormai entrata nell’uso comune, è stata coniata dagli storici Paolo Pezzino e Michele Battini nel libro intitolato, appunto: Guerra ai civili. Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944, Venezia, Marsilio, 1997.



[7]          Vengono qui citate stragi ed eccidi di civili in ordine alle quali è stato effettuata un’indagine penale da parte dell’autorità giudiziaria militare; i dati cronologici e quantitativi sono desunti dalle fonti giudiziarie ufficiali.



[8]          La sentenza è pubblicata in Rass. Giust. Mil. 1999, n. 82, p. 7 e ss. 



[9]          È il caso, ad esempio, di Paul Albers e Hubert Bichler, rispettivamente sottotenente SS (SS-Untersturmführer) e Maresciallo ordinario SS (SS-Oberscharführer, entrambi esaminati a suo tempo come testi nel vecchio “processo  Reder” del 1950 a Bologna per le stragi di Marzabotto e San Terenzo) e poi giudicati e condannati all’ergastolo per quegli stessi fatti dal Tribunale militare di La Spezia nel 2007 e di Roma nel 2009.

 

 



[10]         Fino al 30 giugno 2008 i Tribunali militari in Italia erano nove (a Torino, Verona, Padova, La Spezia, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Cagliari); poi, con la legge n. 244/2007 furono ridotti a tre: Roma, Napoli e Verona.



[11]         I fatti criminosi di strage per i quali sono stati celebrati i processi presso il Tribunale militare di La Spezia sono sintetizzati nell’appendice.



[12]        In realtà, per questo eccidio fu già celebrato in passato un processo dalla giustizia militare italiana. Si tratta del processo al maggiore Josef STRAUCH, comandante del Battaglione carri leggeri della 26a Divisione corazzata della Wehrmacht, giudicato e condannato per la strage del Padule di Fucecchio a sei anni di reclusione dal Tribunale militare territoriale di Firenze il 23 settembre 1948 (sentenza poi confermata successivamente dal Tribunale supremo militare nel 1949).


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